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Quando le debolezze umane danno origine a cupe ostilità

Insicurezza, vergogna e inquietudine sono sicuramente tra le componenti più fragili della psiche umana, proprie, in diversa misura, di ognuno di noi. Prima fra tutte, però, è certamente la paura, quella che veniva definita dal filosofo polacco Zygmunt Bauman come “il demone più sinistro del nostro tempo”. Una delle sue manifestazioni più diffuse è quella che spinge a non guardarsi dentro, perché non è raro rimanere delusi dal confronto con se stessi. Risulta infatti più semplice proiettare sugli altri un difetto che non si riesce ad accettare, per poi criticarlo, disprezzarlo. Non a caso, secondo Freud, ciò che si odia nell’altro è proprio quella parte di sé che risulta insopportabile e che si rinnega; l’odio, dunque, non è che un vile tentativo di distogliere l’attenzione dalle proprie fragilità.

È per questo che un sentimento come la paura finisce per costituire un binomio inscindibile con l’odio; in alcuni casi l’unico fine è quello di affossare un sentimento che nel pensiero comune è strettamente collegato alla debolezza, che si cerca quindi di attribuire agli altri e non a se stessi. In altre circostanze, invece, la paura irrazionale si traduce in una impellente necessità di difendersi, ricorrendo ad armi quali aggressione e ostilità. Chi è abituato a sentirsi protetto dalla conformità che lo circonda, infatti, vive in una costante torre di Babele: dapprima in un ambiente confortevole con persone che parlano come lui e che per questo sente vicine, ma successivamente in uno scenario ostile, in cui tutti i suoni gli risultano sconosciuti e per questo minacciosi. È in circostanze come queste che l’innegabile dualismo tra emozioni molto meno lontane di quanto si pensi, trova dei riscontri anche nell’ambito linguistico: se, infatti, il sapere etimologico ci porta a identificare atteggiamenti di xenofobia con chi ha paura dello straniero, del diverso, in realtà è tristemente noto come questo tipo di paura lasci spesso spazio al disprezzo. Per evitare che questo termine si discosti dalle proprie radici linguistiche, sarebbe forse opportuno accogliere l’invito degli antichi Greci: γνῶϑι σεαυτόν, “conosci te stesso”. Solo così, confrontandoti con le tue paure, potrai dar loro un nome e fronteggiarle, evitando che prendano il sopravvento e si tramutino in ostilità.