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«The concept of global warming was created by and for the Chinese in order to make U. S. manufacturing non-competitive» twittava nel novembre 2012 l’allora tycoon Donald Trump a proposito del cambiamento climatico: una maxi-balla architettata dai cinesi per rendere la manifattura americana non competitiva, scrisse – e sostiene ancora quando si esprime in merito – l’attuale inquilino della Casa Bianca. E non contento, qualche ora dopo rincarò la dose: «It’s freezing and snowing in New York—we need global warming!» Accipicchia! A New York si gela e sta nevicando, ma tutto sommato un po’ di caldo non ci fa male.

Siamo sicuri? Il Presidente americano non è il solo scettico circa gli effetti del cambiamento climatico, che come attestano diversi studi non è una truffa organizzata a tavolino. Il cambiamento climatico è l’alterazione del clima, cosa che provoca profondi effetti e mutamenti sul pianeta Terra, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai, dovuto all’eccessivo riscaldamento globale. Secondo un’infografica pubblicata dal Parlamento europeo nel settembre 2018, nelle regioni artiche il cambiamento climatico porta sì a nuove opportunità in termini di trasporto commerciale via mare, ma nella gran parte delle regioni europee, l’impatto dell’aumento delle temperature – sia nel breve che nel lungo periodo – non ha buoni esiti. Nelle regioni montane l’innalzamento del mercurio nel termometro provoca meno turismo sciistico, mentre nelle regioni continentali ci vuole più energia per il raffreddamento dei torridi spazi chiusi. Quanto alle regioni mediterranee, si osservano più rischi d’incendi boschivi, perdita di biodiversità, rischi di siccità ed infine difficoltà nella produzione di energia.

Secondo The Lancet Countdown on Health and Climate Change – dati rielaborati da Statista – a fronte di un aumento degli eventi naturali classificati come “estremi” (e derivanti anche dal cambiamento climatico), c’è stato anche un significativo aumento delle perdite economiche, in termini di miliardi di dollari. Se infatti nel ‘96 sono stati 469 gli eventi climatici definiti “estremi”, venti anni dopo – nel 2016 – sono giunti a 797. Alla stessa maniera, ventitré anni fa i danni stimati in miliardi di dollari sono stati 85.1 e nel 2016 129.4. Un notevole e negativo aumento.

In una recente pubblicazione, l’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale con sede a Milano – spiega sinteticamente dieci ragioni per cui è necessario tenere d’occhio il cambiamento climatico. In poco meno di due secoli – da quando si calcolano le temperature terrestri – la temperatura media globale è aumentata di circa 1.2 gradi. Noccioline, direbbe qualcuno; scalare enorme, direbbero altri. Sempre secondo l’ISPI, dall’inizio del secolo scorso il livello del mare si è alzato di parecchi centimetri. Entro il 2050 poi il cambiamento climatico provocherà lo scioglimento dei ghiacciai artici. Inoltre, secondo il novantasette per cento degli scienziati il cambiamento climatico è influenzato dall’uomo, sebbene alle volte si dubiti che la minoranza rumorosa – in contrapposizione alla maggioranza silenziosa – sia solo del tre per cento.

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