Antonio Paolillo Antonio Paolillo  profile image

Le politiche sulla protezione degli animali, man mano che si va avanti, si muovono sempre più in maniera efficace verso la limitazione del maltrattamento e dello sfruttamento delle risorse di origine animale. È monitorata la caccia, il tenore di vita degli animali da circo, la vendita di specie esotiche o a rischio di estinzione e l’utilizzo delle loro pellicce o pelli o altri derivati (come il grasso di balena o le zanne di elefanti e rinoceronti). È illegale anche l’utilizzo di animali da combattimento, anche se in alcuni paesi del mondo se ne fa un utilizzo violento a scopo di intrattenimento, come succede nelle le corride spagnole.

Ma se i problemi etici che ci spingono ad avere risentimenti verso chi utilizza in questo modo gli animali, i quali nascono, crescono e muoiono, destinati a questi oscuri scopi, allora perché sono socialmente accettate violenze non da meno su di essi come - per fare alcuni esempi - gli animali da laboratorio, o quelli addestrati per vari compiti supplementari alla vita dell’uomo? Pensiamo un attimo ai cavalli od ai cani da corsa (questi ultimi, sempre in Spagna, barbaramente uccisi una volta che non possono più competere) e a quale sia la differenza tra essi e gli animali da circo (l’utilizzo dei quali è così duramente criticato), o ai cani poliziotto o antidroga, giusto per fare qualche esempio. Tutti nascono e vengono cresciuti con lo scopo di servire in diversi modi alla vita umana. Possiamo definirlo a sua volta sfruttamento?

I pareri sono senza dubbio discordanti e proprio per questo preferisco lasciare il dubbio.