Rachele Alice BonalanzaRachele Alice Bonalanza profile image

Dopo 13 anni di scuola e 3 di Università, ogni studente si trova di fronte ad una scelta: Master o lavoro?

Dopo ogni traguardo, ce n’è un altro. Passiamo la nostra vita ad inseguire obiettivi e, una volta raggiunti, ne subentrano altri. Pensiamo al percorso scolastico: iniziamo con le elementari, proseguiamo con le medie e finiamo col liceo. Raggiunta la Maturità, il traguardo è la Laurea e dopo la Laurea c’è il Master, dopo il Master c’è il lavoro, e con esso viene la carriera, sempre inseguendo l’ascesa della piramide. Ebbene, con ogni obiettivo è dato un bivio e la necessità di una scelta, non sempre facile. Da bambini le idee sembrano chiare: si sogna di diventare astronauti, medici, star, ma poi, crescendo, le prospettive cambiano ed al classico «cosa vuoi fare nella vita?», ci si trova senza una risposta. Dunque, dopo la Triennale che si fa? Master o lavoro? Sebbene per alcune facoltà è essenziale avere una specializzazione, Medicina per citarne una, questo non è vero per tutte. Ma allora perché continuare? Perché si sente il bisogno di approfondire una data materia per poter lavorare in uno specifico settore è una valida ragione. Il mercato del lavoro è sempre più frammentato e specializzato, e pertanto, si prosegue con un Master, perché quanto appreso al Bachelor non sembra bastare (ed a volte in effetti non basta). Trovare lavoro con un Master è più facile perché il clima è decisamente competitivo, la forza lavoro è sempre più ampia e le richieste dei recruiter sono sempre più numerose ed impegnative.

Chi invece decide di intraprendere la strada lavorativa, dopo la Laurea di Bachelor, è spinto da altri motivi. C’è chi è stufo di studiare, delle sessioni d’esame, della teoria, e sente che è l’ora di mettersi in gioco perché, in fin dei conti, lo studio è una continua preparazione per qualcosa che continua a non arrivare. C’è chi lo fa perché vuole guadagnarsi una sua indipendenza, economica e non solo. C’è chi ritiene che sia più utile aggiungere al curriculum, non tanto un ulteriore titolo, quanto piuttosto esperienze lavorative qualificate, cosa, peraltro, sempre più richiesta. Chi si muove su questa via, però, si sta mettendo alla prova, lanciandosi in un mondo ignoto, lasciando alle spalle la vita da studente, conosciuta e familiare, in fondo «protetta». Non mancano, perciò, i dubbi e le incertezze: «sto facendo la cosa giusta? E se non trovo lavoro? Sono davvero capace di mettere in pratica ciò che ho imparato?»

Tra le due proposte comunque, importante è ricordarsi che nessuna delle due è sbagliata, se le ragioni sono valide. Per altro verso, continuare a studiare perché è mainstream e «lo fanno tutti», oppure iniziare a lavorare perché «non ho lo sbatti di studiare», sono motivazioni superficiali, inconsistenti e dovrebbero essere evitate. È per questo che da studente non si apprendono solo concetti teorici in classe, ma si impara a fare scelte importanti, prendendo in mano la propria vita e decidendo, da adulti, cosa farci, ascoltando la propria vocina interna, e, perché no, lasciando spazio anche alla vita di sorprendere. E lezione di vita ancora più importante è quella di non fissarsi sulla laurea da ottenere, quanto godersi il percorso, chiave, come sappiamo tutti, per la felicità.