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La dura partita in cui si gioca il futuro contro la paura

Quanti di noi, studenti o ex studenti ambientati nel mondo del lavoro, ci siamo chiesti almeno una volta, ripensando al nostro percorso formativo, «Se tornassi indietro lo rifarei?». Direi tutti. Stesso liceo? Stesso Bachelor? Stesso Master? Avrei (o non avrei) dovuto fare il dottorato? E se avessi studiato musica, che mi piaceva tanto da ragazzo, invece di andare all’università? Sarei più felice ora? Si ha sempre l’impressione che, davanti ad una scelta fatta, ci si stia perdendo qualcosa che ci avrebbe reso felice se avessimo fatto quella opposta. Se solo potessimo avere il dono della preveggenza magari tante decisioni sarebbero molto più facili da compiere, ma nostro malgrado siamo legati alla necessità del fatto che una scelta esclude l’altra, abbandonandoci all’imprevedibilità delle situazioni che verranno a crearsi. Non è forse qui però il bello della vita? Potevo scegliere questo piuttosto che quello, essere in uno o nell’altro modo, ma sono qui, ora, e faccio quello che faccio cercando di trarne il meglio possibile. Il passaggio dal liceo all’università è costellato di dubbi e indecisioni perché si vede in gioco il proprio futuro, un momento determinante, la nostra moderna prova di passaggio dalla gioventù all’età adulta. Un evento che ci prospetta, nella nostra mente, già nel mondo del lavoro, perché quando stai cercando la facoltà che più fa per te, non immagini i tuoi giorni in classe, bensì il tuo lavoro dopo esserti laureato. Questo ovviamente spaventa, e non poco, anche se ognuno reagisce in modo diverso: c’è chi è indeciso ma poi si convince una volta cominciato, chi l’indecisione se la porta fino alla discussione della tesi di dottorato, e chi invece già dal penultimo anno di liceo ha deciso tutto. La partita si gioca uno contro uno con la paura di sbagliare. Ma tante volte bisogna accettare l’eventualità che questo possa accadere. Se l’uomo fosse infallibile adesso non ci troveremmo in situazioni di emergenza ambientale, economica o sociologica figlie di scelte sbagliate prese dall’umanità. Nel nostro piccolo possiamo solo giocare questa partita, nella quale fare goal significherebbe accettare la possibilità d’errore con la consapevolezza di poter sempre rimediare, prendendosi la responsabilità delle scelte che abbiamo fatto. A fine partita rientreremo negli spogliatoi più forti di prima.