Rachele Alice BonalanzaRachele Alice Bonalanza profile image

Il Dottor Steiner, direttore del centro terapeutico Villa Argentina, ci racconta la realtà a stretto contatto con il mondo delle droghe

Mi accoglie lo psicologo e psicoterapeuta Mirko Steiner presso la sede del Centro terapeutico Villa Argentina a Collina D’oro. È qui che i tossicodipendenti seguono un percorso di guarigione di 18 mesi. Un’équipe pluridisciplinare composta da psicologi, infermieri, educatori ed assistenti sociali, assiste il paziente con colloqui individuali, sessioni di gruppo o famigliari, ma anche attività ricreative, educative e lavorative.

Quali dipendenze trattate?

"Tante, la maggioranza legate all’uso di sostanze legali ed illegali quali l’eroina e gli ansiolitici (benzodiazepine). La mono-dipendenza oggi non esiste quasi più. Negli anni 90, si parlava di “eroinomane” per indicare l’uso di sola eroina; ora la maggior parte dei casi diagnosticati sono politox, ovvero più tossicomanie insieme. L’alcol, ad esempio, si affianca ad altre droghe calmanti quali l’eroina, per incrementare l’effetto down, con rischio di un arresto cardio-respiratorio."

Quali sono le droghe più popolari?

"Globalmente, la cannabis. Ne ha fatto uso almeno una volta un terzo dei giovani ed è pericolosa soprattutto sotto i 25 anni per la concentrazione del THC, che in 20 anni è passata dal 3% al 30%. Il suo carattere allucinogeno può indurre scompensi psicotici reattivi. A questo si aggiunge l’aumento della cocaina e il ritorno dell’eroina. Quest’ultima, tra l’altro, crea dipendenza fisica e psichica dopo poco tempo. Ma il vero killer è il tabacco con 10mila decessi all’anno solo in Svizzera, seguito dall’alcol con 3mila per epatopatie. 170 sono le morti da overdose di eroina, in flessione dalle 400 degli anni 90."

Cosa dicono le vostre statistiche?

"L’80% dei nostri pazienti sono maschi, il sesso debole della tossicodipendenza. L’anoressia e lo shopping compulsivo sono prevalentemente femminili, mentre la dipendenza da benzodiazepine è più legata alle donne over-40. I politossici si trovano in ogni fascia d’età, ed abbiamo sempre più casi di pazienti che hanno iniziato già a 12anni; è una realtà drammatica come quella dei tossicomani che a 40 anni ne dimostrano 60 avendo subito un invecchiamento fisico precoce."

Quali sono le difficoltà che i pazienti devono affrontare?

"La gestione dell’inserimento in terapia, con le regole e la stretta convivenza con altri. Naturalmente l’astinenza, unita al lavoro su di sé, individuale e con la famiglia, sono le due sfide principali dei pazienti. Difficile è anche poi reinserirsi nella società a fine percorso, anche perché taluni hanno una diagnosi psichiatrica associata, che comporta una rendita di invalidità che allontana ancor più dal mondo del lavoro."

Ci sono casi di ricadute di vostri ex-pazienti?

"Qualche caso. Anni fa calcolammo che 2/3 dei nostri ex-pazienti si reinserivano bene nella società ma all’epoca la terapia era più lunga, quasi 2 anni. Adesso non più di 18 mesi. Dipende anche dalla patologia perché ci sono malattie somatiche e psichiche da cui si guarisce totalmente, mentre altre non si risolvono e richiedono assistenza per tutta la vita."

La genesi delle dipendenze ha cause comuni?

"Si tratta di un fenomeno multi-fattoriale in cui differenti elementi concorrono tra loro. La tossicodipendenza è trasversale alla società; tra le famiglie abbienti come tra quelle meno ed indifferentemente ad ogni livello culturale. Abbiamo avuto pazienti di tutti i tipi: studenti universitari, bancari,laureati ma anche gente che non ha finito gli studi. Il primo passo è capire se ci sono stati lutti, traumi familiari, infantili o sessuali che spieghino il radicamento di una tossicodipendenza come reazione per ‘stare a galla’. Un’altra causa importante è la competitività del mondo moderno, in cui si ricorre alla cocaina per tenere i ritmi; non solo tra i professionisti ma persino tra tanti operai."

Dalla vostra esperienza, quali gli insegnamenti per ridurre il fenomeno?

"Prevenzione, terapia, riduzione del danno e repressione sono i quattro pilastri su cui si fonda la lotta alla dipendenza in Svizzera. La prevenzione però non fa miracoli, se il 25% degli svizzeri fuma, nonostante le scritte sui pacchetti di sigarette, ed in tanti muoiono per incidenti stradali causati dall'alcol al volante. Noi siamo nell'ambito della terapia e della riduzione del danno, in contatto anche con l’autorità penale. L’importante è ricordare che è tutta una questione di quantità e d’intensità; l’abuso porta alla dipendenza. Anche bere 20 litri d’acqua fa male. Fumare 2 sigarette al giorno può non causare una dipendenza fisica, ma chi fuma 2 pacchetti al giorno ha una dipendenza psicofisica. Bere un bicchiere di vino tutti i giorni fa bene alla circolazione, ma bisogna gestire i limiti. A seconda della misura e dell’intensità, si può definire quali siano i comportamenti che fanno vivere e quali ammalare, approntando una diagnosi e terapia specifica per ogni individuo."