Ginevra BenziGinevra Benzi profile image
Non sempre quello che leggiamo sui libri di storia rimane solo storia, spesso diventa presente…

Mondo, 1918 : la gente inizia a percepire che qualcosa di terribile sta nuovamente per accadere. Nuovamente perché non c’è stato quasi il tempo di piangere e commemorare i caduti sui campi di battaglia che l’umanità si ritrova a dover combattere una nuova e difficile guerra. Questa volta però non sono i soldati avversari che devono essere sconfitti, bensì un nemico invisibile e maggiormente letale che ha sconcertato tutti: L’Influenza Spagnola.  
Conosciuta anche come La Grande Influenza, deve proprio questo soprannome all'elevato numero di morti (circa 50 milioni) che ha causato in soli due anni di diffusione, cifra che ha infatti superato di gran lunga quella dei decessi dovuti alla Peste Nera del XIV secolo.
Quello che però generò panico e preoccupazione maggiori fu un altro fattore; normalmente una pandemia colpisce i soggetti più anziani e deboli della società, risparmiando il più delle volte chi è invece in salute. Non la Spagnola. Questo tipo di influenza non solo ridusse drasticamente l’aspettativa di vita, ma sembrò colpire quasi unicamente soggetti giovani e in salute, causando quindi un improvviso senso generale di paura e insicurezza. Ancora oggi non ci sono certezze sulla sua origine, ma l’ipotesi più accreditata riguardo la sua diffusione su scala globale rimane quella dei viaggi dovuti sia alla Grande Guerra sia al commercio mondiale.        
Oggi, dopo cento anni dalla sua fine, siamo nuovamente confrontati con una pandemia molto simile a quella vissuta dai nostri predecessori, con la sola differenza che oggi siamo più evoluti a livello tecnologico e sanitario. Quello che però sembra non essere cambiato è il modo in cui un virus riesca ad attaccare a livello mondiale, ovvero grazie agli spostamenti internazionali e intercontinentali, oggigiorno dovuti non solo al mercato globale, ma anche ai frequenti viaggi di piacere e di lavoro nei diversi Paesi. Con questo non si vuole intendere che viaggiare sia pericoloso, ma che forse una limitazione di grandi e frequenti spostamenti potrebbe influire positivamente non solo sull'ambiente, ma anche sulle economie locali di ogni Stato e sulla prevenzione della diffusione di possibili (se non certi) nuovi virus e malattie.      
Forse abbiamo ancora molto da imparare dalla storia, ma probabilmente non impareremo mai abbastanza per evitare tutti gli errori commessi nel passato. In questi ultimi mesi ci si è ritrovati a dover affrontare come cento anni fa i distanziamenti sociali e l’uso di mascherine, misure che permisero infatti di combattere la diffusione del virus e di evitarne il ritorno negli anni successivi. Oggi, però, la gente ha abitudini completamente diverse rispetto ai ruggenti anni ’20, dove i viaggi di piacere erano cosa concessa unicamente a pochi privilegiati. Tutte le nostre moderne abitudini rischiano di rendere inutili le misure di prevenzione che i Governi stanno attuando per proteggerci, mettendo a rischio l’estinzione totale di questo nuovo tipo di influenza.
Come disse Neil Armstrong nel lontano 20 luglio 1969 “One small step for a man, one giant leap for mankind”, ma in questo caso non ci stiamo riferendo all'atterraggio sulla Luna, bensì a ogni singola azione che ognuno di noi deve intraprendere per evitare il propagarsi di una piaga che sta distruggendo emotivamente ed economicamente il mondo intero.