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Richard Melville Hall,uno degli artisti più eclettici nel mondo della musica elettronica dagli anni ‘90

Quando parliamo di musica elettronica intendiamo tutta quella il cui processo di produzione, ma anche solo alcune parti di esso, viene fatto attraverso l’utilizzo di apparecchiature elettroniche. È facile intendere dunque che stiamo parlando di un genere di musica estremamente variegato che racchiude al suo interno una infinità di sottogeneri in base alle diverse caratteristiche che pian piano si delineano nel suo sviluppo. Non solo ha sfumature così varie, ha anche una storia importante: è uno tra i generi più anziani della musica contemporanea, muovendo i primi passi già negli anni 40 del ‘900 con la diffusione dei primi oscillatori elettronici e sintetizzatori. Più ci si avvicina ai giorni nostri, più questo genere musicale ha permeato nella società, influenzando anche la musica popolare nella Disco music o nel Synth pop, evolvendosi con suoni sempre più articolati e complessi, fino ad arrivare alle attualissime Dubstep o Trap.

Un periodo d’oro per la musica elettronica è stato sicuramente il ventennio ’80-’90, nel quale si inserisce un artista che ha fatto la storia di questo genere, dimostrando di saper giocare a sua volontà con gli stili musicali, e diventando un fenomeno commerciale da diciassette album prodotti. Richard Melville Hall, in arte Moby, classe 1965, nasce in un periodo di grande fervore musicale per gli Stati Uniti, e l’arte dopotutto lui ce l’ha nel sangue e nel nome (suo prozio era Hernan Melville, autore del celeberrimo romanzo Moby Dick, dal quale prenderà il suo nome d’arte). La sua giovinezza è a dir poco tormentata dalla morte prematura del padre - quando lui aveva solo due anni - e da periodi di indecisione sul futuro e sui suoi studi che lo portano a vivere in rifugi di fortuna per strada o in edifici abbandonati. Esce da questa situazione precaria cominciando a lavorare come DJ in alcuni locali newyorkesi fino ai primi anni ’90, in cui attrae l’attenzione di alcune etichette e comincia la produzione della sua musica. Uno dei suoi primi singoli, Go, riceve un enorme consenso da parte del pubblico vendendo oltre un milione di copie, ma nonostante questo i suoi primi album, tendenzialmente di musica ambient, non ricevono il successo sperato. Bisogna aspettare il nuovo millennio per vedere il nome di Moby spiccare con l’uscita dell’album Play, il quale contiene uno dei suoi più grandi successi di sempre, Porcelain, e che vende oltre dodici milioni di copie. Da qui in poi l’artista newyorkese è impegnato in una produzione serrata di album che afferma la sua importanza nel mondo della musica elettronica, partecipando anche come ospite ad eventi importanti tra cui le Olimpiadi di Salt Lake City e a manifestazioni politiche anti-Bush.

Uno degli aspetti caratteristici di Moby è senza dubbio la sua incredibile cultura musicale che si esprime a fondo nella capacità di variare molto la sua musica, proponendo ambient, disco music, techno ma anche trasformando in chiave elettronica successi rock e punk, brani dei Duran Duran e colonne sonore di film.

È proprio questo che rende grande Moby, l’incarnazione dello spirito di grande diversità che fa della musica elettronica un’opera d’arte.