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Fino a tre mesi fa difficilmente avremmo potuto immaginare di dover riprogrammare le nostre abitudini di vita, sistemi di formazione, modalità lavorative e rapporti sociali. Sono tante oggi le realtà economiche in crisi e le sfide che istituzioni, imprese e cittadini si trovano a dover affrontare dinanzi alla pandemia da Covid-19. Tuttavia, in questo clima d’incertezza c’è chi - come l’Università della Svizzera italiana - ha saputo rispondere con energia e grande collaborazione, restando fedele alla propria missione e accelerando il suo processo verso l’innovazione tecnologica. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Cantoni, Prorettore per la formazione e la vita universitaria, nonché professore ordinario e direttore dell'Istituto di Tecnologie Digitali per la Comunicazione.

Professore, quali sono state le principali sfide affrontate dall’USI in questa emergenza sanitaria Covid-19?

L’emergenza ha toccato e sta toccando ogni aspetto della nostra vita: lo stesso è accaduto inevitabilmente per l’università. Questa ha chiesto di ripensare il rapporto fra presenza e distanza (sociale), fra casa e lavoro, analogico e digitale, salute e malattia, passato e futuro. Quest’ultimo, sempre incerto come il presente, è sospeso fra il desiderio di “vita normale” e il disorientamento di chi ha a che fare con un avversario invisibile e subdolo. Dal punto di vista di chi, come me, si occupa in particolar modo di formazione e vita universitaria, le sfide maggiori sono state il passaggio alla formazione completamente online, la definizione delle nuove modalità d’esame e di discussione delle tesi, la relazione con gli studenti interessati a venire all’USI il prossimo anno accademico, i quali si chiedono, come tutti noi, “come sarà?”.

È la prima volta in assoluto che l’USI sposta tutti i suoi servizi, esami compresi, sulle piattaforme online. A proposito degli esami, molti studenti sono preoccupati per questa nuova modalità. Ha un messaggio per loro?

È vero: è la prima volta. Ma è anche vero che l’USI ha nel proprio bagaglio una lunga esperienza di ricerca e di sviluppo nel settore dell’eLearning. Basti pensare al fatto che abbiamo coordinato quattro scuole dottorali nel settore e che il nostro eLab ha sviluppato piattaforme eLearning per altre istituzioni formative, per banche e anche per Svizzera Turismo.

Tornando agli esami, il mio messaggio è semplice: gli esami online faranno esattamente quello che è richiesto a un esame, aiutare a distinguere chi ha imparato da chi no. Dunque, se avete studiato non avete nulla da temere! Naturalmente, sappiamo che lo studio in questi mesi è avvenuto in un contesto complesso, per alcuni anche drammatico. Per questo motivo abbiamo voluto incoraggiare tutti, decidendo che “i risultati ottenuti negli esami vengono presi in considerazione solo se portano all’acquisizione dei crediti corrispondenti” e che “qualsiasi insuccesso o ritiro da un esame è considerato un’assenza giustificata, non è quindi considerato nel conto dei tentativi consentiti”. Non preoccupatevi dunque: studiate al massimo e affrontate serenamente la sessione.

Il brusco spostamento sull’online ha portato studenti e professori a doversi adattare a nuove forme di apprendimento, con esito spesso positivo e sorprendente. Ad emergenza finita, crede che questa esperienza cambierà, in qualche modo, l’insegnamento in presenza a cui siamo abituati?

Sì, è stata proprio una bella sorpresa, in un contesto così drammatico, osservare come tutti – studenti, docenti, personale – si siano impegnati a dare il meglio di sé e ad assicurare il successo di questo semestre. Non dimenticheremo facilmente quest’esperienza: ci servirà anche nella progettazione dei prossimi semestri, sia per offrire un servizio di qualità ancora migliore, sia per ridurre l’incertezza che caratterizza il prossimo futuro, assicurando la possibilità di far fronte con sicurezza a un contesto ancora molto volatile.

Sappiamo che l’USI ha messo in atto una campagna di raccolta fondi dal nome «I nostri studenti, la vostra università» indirizzata ai futuri allievi le cui famiglie stanno soffrendo le conseguenze economiche della diffusione del Covid-19. Come funziona esattamente? Chi può contribuire, a livello pratico, attraverso una donazione?

Sì, è un’iniziativa molto importante. L’impatto economico della pandemia è stato violento, specialmente in alcuni settori. In queste settimane abbiamo sentito storie veramente drammatiche. Vogliamo fare di tutto per sostenere le nostre studentesse e i nostri studenti che si sono trovati, loro e le loro famiglie, in difficoltà. Anche a supporto di quanti vorrebbero iscriversi il prossimo anno, ma hanno meno disponibilità economiche.

Venivano già offerte numerose borse di studio, a copertura delle tasse accademiche. Stiamo facendo uno sforzo straordinario per poterne offrire ancora di più. Tutti possono contribuire: alla pagina https://www.usi.ch/it/universita/sostienici/borse-solidarieta si trovano i dettagli per fare una donazione. La campagna è iniziata presso il personale USI, e vuole coinvolgere tutti quanti sono sensibili a questa tematica e vogliono aiutare dei giovani a realizzare i loro obiettivi di studio e di crescita culturale e professionale.

Cosa devono aspettarsi gli studenti, a settembre, con l’inizio del nuovo anno accademico? I campus di Lugano e Mendrisio riprenderanno le lezioni in presenza come di consueto?

Siamo determinati a tornare in aula nei campus e abbiamo preso l’impegno di assicurare l’offerta completa nel prossimo semestre, così come abbiamo fatto in questo.

Prevediamo che saranno richieste attenzioni a livello di igiene e distanziamento sociale, che vi sarà ancora la concreta possibilità che alcuni debbano andare in quarantena, che le autorità competenti possano prendere provvedimenti per evitare che la diffusione del virus segua una curva di sviluppo non gestibile a livello sociale e sanitario. Vi potranno poi essere problemi di accesso alla Svizzera o di rilascio dei visti per gli studenti stranieri. Proprio in questi giorni stiamo valutando diversi scenari, così da presentare già durante il mese di giugno le soluzioni che adotteremo.