Francesco BernasconiFrancesco Bernasconi profile image

Parlano Giovanni Morini (giocatore dell’Hockey Club Lugano) e Hnat Domenichelli (dirigente) nell’occasione della College Night

In occasione della College Night organizzata da HC Lugano alla Corner Arena (dopo l’emozionante incontro con gli avversari dello Zugo) ho avuto il piacere di conoscere ed intervistare Giovanni Morini, di fronte agli studenti partecipanti all’evento. Il giovane comasco fa parte della prima squadra delle pantere dal 2015 e da poco ha conseguito la laurea nel Bachelor di Economia presso l’USI.  Come hai iniziato a giocare ad Hockey?  Ho iniziato a giocare ad Hockey quando avevo quattro anni, sono nato e cresciuto a Como. Lì c’è una tradizione natalizia, viene spesso montata una pista di ghiaccio in centro, io sono sempre andato con mio fratello gemello a pattinare. Ci portava nostra madre, ci divertivamo molto e da lì abbiamo cominciato a provare a giocare ad Hockey. Lentamente da un semplice gioco, un semplice passatempo, si è trasformato in una passione. Da lì è diventata una professione. Come ti sei avvicinato alla squadra del Lugano? Appunto, proprio perché sono nato e cresciuto a Como, Lugano è sempre stata vicino. Fin da piccolo venivo a vedere delle partite, soprattutto i derby quando era possibile. Ovviamente per chi gioca ad Hockey, a Como come in Lombardia, Lugano è molto importante. Sicuramente perché è la squadra più blasonata, ha vinto sette titoli ha una storia lunga e vincente alle spalle. Questo perché milita nella serie A in Svizzera e quindi, anche dove sono cresciuto, è vista con occhio particolare. Parliamo della tua carriera scolastica, hai da poco finito il Bachelor in Economia presso l’USI. Come hai fatto a coniugare lo sport e lo studio? Pensi di continuare a studiare mentre giochi? Fin da sempre, ho infatti iniziato attività fisica alle elementari, ho dovuto coniugare sport e scuola. Ovviamente crescendo sono aumentati i sacrifici e l’impegno richiesto, sia nell’ambito sportivo sia in quello scolastico, creando una situazione più complicata. Però ritengo che anche in serie A, con una buona organizzazione, un po’ di dedizione e buona volontà, si può riuscire a  coniugare sia scuola che sport. Senza contare che ho sempre ritenuto importante, per me stesso e per gli altri, avere un doppio impegno sia sportivo sia scolastico poiché si devono seguire delle regole ben precise. Ciò porta molti benefici nella vita poiché ti obbliga ad avere un’organizzazione rigida: non si può far passare il tempo o giocare alla Playstation, od altri videogiochi. Avere una rigorosa struttura fa molto bene. L’hockey in quanto sport viene spesso definito come gioco. Pensi che questa affermazione rispecchi la realtà? Ma non mi ci ritrovo del tutto. Sì, ritengo che l’hockey abbia qualcosa in comune con la definizione di gioco, come tutti gli sport. Sicuramente il fatto che, anche al nostro livello, pur essendo dei professionisti, abbiamo bisogno di divertirci sul ghiaccio. Senza divertimento non c’è possibilità di rendere al cento per cento quando si scende in campo; però devo riconoscere che il gioco ha, per me, un significato un po’ diverso. Si basa su un concetto troppo dilettevole, dal mio punto di vista, cosa che lo sport non fa. Quando fai uno sport vuoi competere, vuoi primeggiare, vuoi vincere. Dal mio punto di vista  il gioco può essere semplicemente qualcosa di divertente che si fa con piacere.

Parla Hnat Domenichelli Sempre al bellissimo evento organizzato da HCL alla Corner Arena nel dopo partita, prima che iniziasse la festa, ho avuto la fortuna di ascoltare e poi rivolgere domande a Hnat Domenichelli. Il General Manager del Lugano, ha tenuto un discorso davanti agli studenti: prima si è brevemente presentato poi ha parlato dello sport e della passione dietro esso.  D’altronde tutto il suo discorso mostrava un uomo sinceramente appassionato e credente in ciò che fa. Scopriamo così che lascia la famiglia, in Canada, a 16 anni per inseguire la sua passione (Hockey) gioca nella NHL, per la Svizzera alle olimpiadi del 2010 e per la serie A Svizzera, tra cui Lugano. Adesso come allora viene guidato da un’incredibile passione per questo sport, è scontato provare a chiedergli se sia un gioco per lui, lo si capisce da come parla e dal suo sguardo. Quando stai inseguendo un sogno non sei motivato dal fatto che per te è solo divertente senza qualcos’altro sotto, un qualcosa che ti sospinga e ti porti sempre a dare il massimo. Il discorso emozionante e motivazionale del GM di HCL, si articola su tre P, tre punti fondamentali che hanno guidato la vita di Hnat e che l’hanno portato ad essere dove è adesso. La prima è la passione, è fondamentale, è il carburante che ci porta ad agire; non importa dove ci porta ma finché la seguiamo siamo sicuri che quella è la via giusto. L’ex giocatore di Hockey sta dicendo che non importa verso quale professione o sport si indirizzi la passione, dobbiamo focalizzarci su quello, senza ascoltare cosa ci dicono gli altri.  Questo perché senza l’amore verso qualcosa  non saremmo abbastanza motivati e saremmo così portati a rinunciare troppo facilmente; ma anche una volta raggiunta la fonte della nostra passione non possiamo essere passivi sperando che vada tutto bene. Da qui arriva la seconda P: preparazione. Dobbiamo avere un piano, se si vuole raggiungere un sogno, se si vuole portare a compimento la propria passione bisogna essere consapevoli di quello che si deve fare per raggiungerlo. Quindi si tratta di anticipare già quello che accadrà, guardare anni avanti e prepararsi a quello che verrà, sempre con un unico obiettivo in testa, la realizzazione del proprio sogno. Ora si arriva all’ultima P, la più difficile: la perseveranza. Hnat definisce il mondo come una giungla, con persone che vogliono prendere sorpassarti e sono pronti a criticare, ma non si deve rinunciare, bensì «persistere, persistere, persistere». È proprio il General Manager a ripeterlo tre volte, a sottolineare quanto sia necessario resistere, credere sempre in sé stessi e perseverare, perché non importa quanto un periodo possa essere difficile, l’importante è resistere. «Though times do not last, but though people do».  Con questa bellissima frase si potrebbe riassumere il discorso di Hnat: un incitamento per tutte le persone che stanno per iniziare una nuova avventura nel mondo dello sport o del lavoro. In linea con il tema del mese vediamo la netta distinzione tra sport e gioco, a cui aveva già accennato Giovanni Morini, la passione cambia le carte in tavola! Non elimina il divertimento ma lo lega all’impegno ed al sacrificio in vista di un risultato finale, che non sia solo soddisfacente, ma ci porti a distinguerci tra gli altri, a vincere, ad essere i migliori. Quindi se avete una passione nella vita, lavorateci sodo, coltivatela e poi godetevi dove vi porterà.