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L’antico mestiere è molto praticato in Ticino: più di 500 allevatori e 8000 colonie presenti nel cantone

Per conoscere meglio il mondo delle api, definito scientificamente «superorganismo», siamo andati in Capriasca per intervistare Ilaria Jermini-Gianinazzi, mamma di 3 bambini, medico e co-presidente (insieme a Davide Gargantini) della Sezione Luganese della Società Ticinese di Apicoltura (STA). Abbiamo indossato giubbotto, maschera e stivali e siamo andati a fare visita alle sue api.

Quando ha cominciato ad avvicinarsi all’apicoltura?
Un giorno, ai Monti di Medeglia, vidi un signore paraplegico che, attraverso un sistema geniale, riusciva autonomamente a praticare apicoltura. Rimasi affascinata dalla tenacia, l’acume e l’autonomia con le quali si destreggiava nell’interazione con le sue api, al punto che osai avvicinarmi per scoprire quali fossero le ragioni di tanta dedizione.
La mia formazione è avvenuta, oltreché attraverso la lettura di diversi libri a tema (il libro di Contessi è un’istituzione!), con l’appoggio di un tutore-mentore che mi ha aiutata nei miei primi passi pratici. Ho iniziato 8 anni fa con una sola cassa, per poi arrivare alle 5 odierne.
Il raggio d’azione di un’ape bottinatrice è di circa 3 km, quindi migliaia di fiori possono essere visitati. Nella mia zona [Capriasca], il miele prodotto dalle api è di castagno, tiglio o acacia (Robinia pseudoacacia).
Con la tipologia di casse abitualmente usate (Dadant) è possibile fare nomadismo per spostarsi in luoghi specifici a seconda della fioritura (ad esempio, in Svizzera tedesca per la colza).

Dentro ogni cassa c’è un vero tesoro…
Proprio così. All’interno di ogni cassa è presente un’ape regina, circa 500 fuchi e un numero di api operaie che può raggiungere i 50.000 esemplari in estate. La regina vive fino a 4-5 anni ed ha il compito di deporre uova (fino a 3.000 al giorno) per tutta la durata della sua vita; annualmente le nuove regine vengono marcate dagli apicoltori con un colore diverso (verde nel 2019) al fine di riconoscerle. La vita media di un fuco è di ca. 50 giorni (vengono depositati nei mesi primaverili fino ad inizio estate). Il loro ruolo è ben definito nella fecondazione della regina, probabilmente il fuco è utile anche in altre faccende quotidiane. Le operaie svolgono mansioni in base alla loro età, dalla pulitura delle celle fino all’approvvigionamento idrico dell’arnia (la loro vita è breve durante la stagione dei raccolti ed è un po’ più lunga -fino a 6 mesi- durante l’inverno).

Si tratta di un lavoro con delle tappe precise
L’avvicinamento ad un’arnia richiede una certa cautela. L’osservazione del comportamento delle api sul predellino di volo fornisce numerose informazioni. Calma, serenità sono gli ingredienti principali con cui ci si appresta ad aprire un’arnia. Poi può essere utile predisporre un affumicatore o semplicemente uno spruzzino con una soluzione zuccherina per tranquillizzarle.
Le api possono emettere segnali (che noi percepiamo come odore di banana) quando si sentono minacciate.
Si passa poi alla scopertura della parte superiore della cassa; si imbraccia la «leva», lo “strumento magico” dell’apicoltore, e si alzano i telaini, per controllare le api nella loro operosità.

Una meraviglia d’industriosità!