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Storia di uno svago che sfida la sorte dai tempi antichi: la scommessa di una vita nuova o la totale perdita

Oggi quando pensiamo al gioco d’azzardo lo associamo ai casinò, diventati oltre a posti di ritrovo anche vere e proprie attrazioni turistiche per i loro edifici seducenti.

Incantati da questo mondo affascinante alcune volte si arriva alla vittoria, altre si perde e poi c’è anche chi non riesce più ad uscirne.

Ma da dove arriva questo mondo definito pericoloso per le sue tentazioni?

Presente già nel 5000 a.C., il gioco d’azzardo è nato dal tentativo di conoscere le volontà delle divinità attraverso il lancio di quelli che oggi conosciamo come dadi. Fin dall’antichità infatti, dadi e azzardo sono strettamente collegati. Conferma di questa relazione la si trova nella parola «azzardo», dall’arabo «az- zahr», ovvero dado.

Anche se con il tempo il concetto di azzardo si è allontanato dal tema religioso, il dado è rimasto protagonista nel settore. Pure quelle che oggi conosciamo come chip e che sono altrettanto importanti nel mondo delle scommesse hanno origine antiche. Vennero in effetti ideate dai romani durate l’epoca del grande impero per poter partecipare al gioco, che ai tempi era definito come proibito, senza usare direttamente i soldi.

L’azzardo era però molto diverso da quello che conosciamo oggi: trasparenza e correttezza non erano caratteristiche fondamentali, mentre truffe e raggiri erano molto comuni.

Il giro delle scommesse veniva mal visto nel Medioevo, periodo durante il quale l’imperatore Federico II decise di introdurre la norma secondo la quale chi scommetteva nelle taverne non poteva testimoniare in ambito processuale e nemmeno ottenere incarichi amministrativi di grande rilievo.

Con il tempo si arrivò alla conclusione che fosse però un diritto del cittadino e si decise di introdurre delle norme che lo regolamentassero e, definendolo come un mercato, venne anche introdotta una tassazione su coloro che gestivano i giri di scommesse. Nacque così nel 1638 il primo casinò della storia, il Casinò di Venezia, seguito da altri poli del gioco, tra cui nel 1917 quello a noi vicino di Campione d’Italia. Luoghi ancora oggi misteriosi: non ci sono orologi o finestre, solo luci artificiali che ricordano un luogo da vivere come se fosse sempre notte.

Nato con lo scopo di divertire e nascosto ad ogni tipo di vita giornaliera, il gioco d’azzardo cattura per la sua sfida alla sorte. L’adrenalina e l’eccitazione lo rendono una tentazione che alcune volte può portare ad una dipendenza dal gioco.

Si può arrivare alla completa dissociazione dalla vita quotidiana giocando tutto quello che si ha, talvolta anche la famiglia a causa di quella che diventa una vera e propria patologia. Oggi questo mondo si è diffuso anche sulle nuove tecnologie, rompendo le barriere fisiche che fino a prima lo avevano vincolato e rendendo ancora più facile lo svilupparsi di problematiche legate al gioco. Persone che prima si trattenevano per paura di un giudizio, ora non hanno più limiti se non i loro stessi.

Ideato per lo svago è un’arma a doppio taglio: in casi estremi si può perdere tutto quello che si ha o vincere una vita nuova. Ma esiste un traguardo che segni una «vera» fine della gara?