Rachele Alice BonalanzaRachele Alice Bonalanza profile image

Uno psicologo ed un’educatrice raccontano del legame intrinseco tra gioco e salute psichica, crescita e mondo del lavoro

«Il gioco è metafora». È così che lo definisce Pier Luigi Lattuada, medico psicoterapeuta e direttore della Scuola di formazione in Psicoterapia Transpersonale. «Quando sei bambino dici: “facciamo che”. Si tratta di fare una cosa per farne un'altra».

Ma quindi cosa succede dentro di noi quando giochiamo? Il dottore ci spiega: «Grazie al neuroimaging, oggi si può vedere quello che accade nel cervello. Giocare aumenta le connessioni cerebrali e neuronali, permettendo così di estenderne le potenzialità e le capacità. I giochi di costruzione, ad esempio, che sono connessi alla relazione spazio-tempo, stimolano lo sviluppo dell’emisfero destro, legato alle competenze matematiche e di posizione-orientamento, quali la capacità di riconoscere un dato oggetto. I giochi di ruolo o simbolici, invece, favoriscono l’allenamento dell’emisfero sinistro, come la capacità del problem-solving. L'incremento delle connessioni neuronali corrisponde ad una maggiore creatività comportamentale. Tra l’altro, giocando si attiva il nucleo caudato, una zona dell’encefalo che inibisce stimoli ed influenze provenienti dalla corteccia cerebrale, la parte pensante della mente. Il risultato è un stato di isolamento dal mondo esterno, di concentrazione e focalizzazione sul momento presente, simile alla meditazione nella quale la mente è libera dai pensieri».

Carmela Marcionelli Lattuada, educatrice sociale HES, ci offre un approfondimento nel suo campo di competenza. «Il gioco è l’essenza stessa dell’infanzia, è l’esercizio fondamentale del bambino e importantissimo per il suo sviluppo. Nelle prime attività egli contempla il gioco in modo del tutto naturale, utilizzando qualsiasi oggetto per scoprire, esplorare il mondo sensoriale, imparando anche a conoscere sé stesso. I benefici sono molteplici: giocando si apprendono e si arricchiscono le aree cognitive, emotive, psichiche interiori, motorie e sociali. L’attività ludica permette di creare un ponte fra realtà e fantasia, dando così spazio alla creatività. Il gioco simbolico, poi, può avere un effetto catartico sui bambini, adolescenti ed adulti, poiché consente l’espressione e liberazione delle proprie emozioni».

Quindi anche gli adulti giocano? L’educatrice riprende. «Il gioco da adulti diventa perlopiù attività sportiva, creativa, artistica ed espressiva. Tutte le forme d'arte sono anche forme di gioco. Inoltre, non si finisce mai di esercitarsi nell’acquisire maggior padronanza delle nostre emozioni. Il gioco serve anche per scaricare le tensioni, accrescendo così il benessere».

Il Dott. Lattuada si inserisce nel discorso con un’osservazione. «Il gioco è legato anche al mondo dei mestieri. Se fai un lavoro che ti piace e che non vivi come “lavoro”, questo diventa il tuo gioco, perché stai esprimendo te stesso. Non a caso la strada migliore per tutti sarebbe quella di fare il lavoro per il quale si è fatti. Il problema sta in come ragioniamo oggi. Dall'Illuminismo in poi, la mente razionale ha vissuto uno sviluppo così straordinario, con l’arrivo della scienza e del pensiero critico, che sono stati enfatizzati tutti i ruoli di responsabilità, controllo, dovere e di ottenimento di un risultato. La mente razionale ragiona in questi termini: “faccio questo per ottenere quello”. Questo è l'esatto opposto del gioco, che invece non ha un fine, né limiti, se non quello di esprimere sé stessi. Il “tornare bambini” evangelico indica proprio il saper mantenere la capacità di giocare, di usare non solo il cervello per realizzare gli obiettivi ma anche il cuore per esprimere pienamente sé stessi. Oggi si è creata una divisione tra il tempo del lavoro, orientato al benessere materiale, ed i momenti orientati a scaricare le  tensioni accumulate. Si lavora 10 ore al giorno e poi si va in palestra ad eliminare le tossine. Lo stress, inteso come pressione sotto la spinta delle circostanze, e così problematico oggi, diventa nocivo quando non è accompagnato da distensione e naturalezza, proprietà che si realizzano giocando. A mio parere, saper conservare nella vita quotidiana, anche da adulti, le qualità imparate da bambini con il gioco potrebbe essere una delle più grandi conquiste dell’umanità».

«Viviamo nell’epoca dell’ipercomplessità; tutto è infinitamente più complesso e veloce», riprende il dottore. «Molti giochi moderni, tanto in voga, sono stati ideati dalle grandi multinazionali del gioco, orientate al successo, per cui creano prodotti funzionali a crescere persone già orientate verso questo modo di pensare».

«I giochi educativi sul mercato, quelli più strutturati», aggiunge la Marcionelli, «sebbene utili lasciano meno spazio alla creatività. Quello simbolico, perciò, è fondamentale per lo sviluppo del bambino, in quanto è attore di ciò che crea.Tutto sta nell’equilibrio, cioè nell’uso del buon senso che permette di scegliere sia il gioco libero che quello organizzato con regole».

A sinistra: Carmela Marcionelli Lattuada; a destra: dott. Pier Luigi Lattuada