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Teresa Mannino in USI per parlare della figura delle donne nella società attraverso il mito e l’opera con Penelope e Violetta

Ci sono diversi modi di fare comicità, ma quella di solito più efficace, che lascia qualcosa dentro dopo lo spettacolo, che spinge alla riflessione e talvolta ad esclamare «Caspita, però ha ragione!» quando, con un velo di stupore ci si rende conto che abbiamo riso di situazioni vere ma decontestualizzate, è sicuramente quel tipo di comicità che prende di mira la società attuale e ne svela i suoi lati oscuri. Molti grandi comici del presente e del passato fanno questo, partendo dai classici Totò ed Alberto Sordi, l’intramontabile Benigni, i più moderni Checco Zaloneed Enrico Brignano. Tutti nomi che, tra cinema, teatro e spettacoli, hanno preso il brutto della società trasformandolo in un prodotto per la risata, con l’obiettivo di sottolineare la serietà degli argomenti, come se dicessero «ridici su per non piangere». A questa categoria di grandi comici appartiene senza dubbio Teresa Mannino, anch’essa impegnata sui fronti di cinema, TV, teatro e radio, con all’attivo già sessantotto spettacoli da sold outin giro per l’Italia solo nel nuovo anno. Lei, palermitana trapiantata a Milano alla fine degli anni 90’ per studiare recitazione dopo essersi laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Palermo, nei suoi spettacoli non si tira certo indietro dal muovere velate critiche sociali come le differenze tra nord e sud Italia e la disparità tra uomo e donna. Proprio quest’ultimo è il tema che ha portato nella conferenza dal titolo «Da Penelope a Violetta: donne rilette» in USI lo scorso 14 maggio. Per la prima volta Teresa non si presentava al pubblico come intrattenitrice, ma sotto le vesti di dottoressa, quale è come detto, tenendo una lezione piuttosto che facendo uno spettacolo. Certo, se tutte le Lectio Magistralis fossero così, allora il mondo accademico sarebbe davvero un paese dei balocchi per qualsiasi studente, visto il naturale taglio comico di una personalità a cui basta dire due parole per far ridere tutta l’Aula Magna. Questo però non minimizza affatto l’importanza dell’argomento trattato, a maggior ragione se si pensa al motivo per cui la Mannino abbia tenuto la sua prima lezione in una Università. Lo scopo della serata, organizzata dall’Aristotle College di Lugano e dalla neonata associazione studentesca Ratiodell’USI, era quella di raccogliere fondi, i quali verranno destinati alle borse di studio per le studentesse che risiedono all’interno del College. Questa realtà collegiale, attiva ormai da quattro anni e situata nella splendida cornice di Breganzona, offre alloggio, vitto e una formazione extra curriculare a ventisei studenti di tutte le facoltà dell’Università e del Conservatorio di Lugano – i quali accedono grazie al merito accademico. Come sottolineava il presidente dell’AristotleGiovanni Ventimiglia introducendo la conferenza, non è un posto dove lo studente va solo «per dormire», ma un luogo nel quale esso trova un ambiente familiare – che sicuramente aiuta nell’ambientarsi in una nuova città -, competitivo e multidisciplinare, in cui gli studenti eccellenti di discipline diverse hanno uno spazio comune per far convergere le proprie conoscenze e dar vita a nuove idee.

Così Teresa Mannino tiene una conferenza sulle donne e per le donne, cercando di aiutare delle brave studentesse a sostenere i propri costi universitari in un paese dal tenore di vita sicuramente molto alto. Si parla dunque ironicamente di quanto le donne siano spesso un passo avanti rispetto agli uomini nella vita di tutti i giorni e nel ragionare, per poi passare all’analisi della figura di due donne appartenenti al mito ed all’opera, rispettivamente Penelope – moglie di Ulissenel poema omerico dell’Odissea– e Violetta– protagonista de La Traviata di Giuseppe Verdi. Queste due iconiche donne possono essere prese come esempio delle ingiustizie che il «gentil sesso» ha subito – e subisce – in un mondo dai caratteri maschilisti, partendo anche dalla caratterizzazione dei personaggi stessi: «l’Odisseanon poteva mai esser stata scritta da una donna – dice la Mannino – perché una che sta lì tranquilla e fedele, che aspetta il marito per dieci anni mentre quello ne combina di tutti i colori, solo un uomo poteva inventarsela». Al di là del taglio comico, quello che la dottoressavoleva sottolineare è per l’appunto come l’uomo abbia dipinto anche tramite la letteratura una figura della donna sottomessa e pacata al fianco del marito. Le donne che invece decidono di inseguire i propri sentimenti – come Violetta– sono invece destinate ad una triste fine, umiliate dalla società e condannate all’infelicità.

Tornando al concetto di comicità che abbiamo espresso all’inizio, è evidente come Teresa Mannino, attraverso le situazioni esilaranti che ha raccontato, ha voluto mandare un messaggio forte in favore della parità dei sessi, in previsione dello sciopero femminista che si terrà il prossimo 14 giugno per la difesa dei diritti delle donne.