Rachele Alice BonalanzaRachele Alice Bonalanza profile image

Abbandonare la terra e partire per una missione extraterrestre è una prova fisica ma soprattutto mentale

È stata di certo una forte curiosità, mista alla paura, che ha spinto l’essere umano ad inoltrarsi nello spazio sin dal 20° secolo. Da sempre il cinema ci inonda di immagini e storie mitiche che ci trasmettono questo fascino per un luogo così diverso e lontano. In realtà, la vita di un astronauta è molto complessa perché egli si ritrova a dover vivere in condizioni ostili ed estreme. Pensiamo alle piccole quotidianità: per mancanza di gravità si mangia cibo disidratato, ci si lava con un panno bagnato al posto della doccia, si dorme sospesi in aria, in piedi o a testa in giù, e si indossano gli stessi vestiti per 10 giorni. In più, ci si esercita per due ore ogni giorno per prevenire la perdita di massa muscolare e densità ossea. Aggiungiamoci pure che non si hanno un cielo ed un sole. È come se fosse sempre notte.

Mentre queste complicazioni sono abbastanza risapute, si pensa meno alle difficoltà psichiche che si affrontano nello spazio. La psicologia ha accertato che la salute mentale è influenzata molto dall’ambiente circostante, così che le condizioni di vita nello spazio possono mettere a dura prova. La lontananza dagli affetti si aggiunge ad una situazione in cui il peggior nemico dell’astronauta è l’isolamento, la solitudine, che potrebbe portare alla pazzia. Oggi la NASA presta maggiore attenzione alla salute mentale, conducendo ricerche mirate per migliorare la vita extraterrestre. Sulla Stazione Spaziale Internazionale è possibile vedere la Terra attraverso una grande cupola e comunicare in tempo reale con persone a casa, famiglia, amici, psicologi e medici aerospaziali. Questo supporto emotivo è necessario per mantenere l’astronauta in un buon stato di salute, condizione essenziale per una buona cooperazione all’interno dei team che, in ultimo, porta ad una maggior qualità ed efficienza lavorativa. Infatti, chi vuole diventare astronauta deve superare degli esami che sin da subito testano fattori come la stabilità emotiva, l’adattabilità e l’empatia. Nella preparazione alla missione, vengono svolte parecchie simulazioni dell’ambiente e delle situazioni da affrontare, durante le quali vengono valutati aspetti come il teamwork. La compatibilità del gruppo, la condivisione di valori, cultura ed humor, sono altrettanto importanti perché, lontani da tutti, i cosmonauti devono andare d’accordo tra di loro in un ambiente in cui il rischio di conflitti è alto data la vita a stretto contatto.

La missione su Marte, molto discussa, rappresenta una nuova importante sfida, data la mancanza di qualsiasi supporto psicologico in quanto ogni comunicazione avrà un ritardo di 22 minuti. Comunicare in tempo reale con i parenti non sarà possibile. La sensazione di isolamento sarà pesantemente acutizzata. La NASA sta così sviluppando tecnologie non intrusive per misurare da remoto lo stato psichico e sociale degli astronauti, ad esempio l’analisi testuale dei diari di bordo ed un rilevatore sociometrico che capta l’intensità vocale e la prossimità fisica con qualcun altro.

La vita nello spazio è dunque una vera sfida, solo per i più coraggiosi, dando così un nuovo significato all’augurio cinematografico «che la forza sia con te!».