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La Signorina Else: l’autore viennese “cattura” la psiche umana in un’opera unica nella letteratura del 900

Esistono alcuni romanzi in grado di far entrare il lettore in un'altra dimensione, in un turbinio di emozioni dal quale non sembra possibile uscire, almeno finché non si gira l’ultima pagina. È il caso della breve opera di Arthur Schnitzler “La signorina Else”, che nonostante i suoi 95 anni rimane di un’attualità e potenza disarmanti. La storia si svolge a San Marino di Castrozza, una piccola valle del Trentino italiano, nel quale la giovane protagonista Else sta spendendo le sue vacanze estive in compagnia di amici e familiari.
“Davvero, Else, non vuoi più giocare?” – “No, Paul, non me la sento più. Ciao.” La novella inizia con un breve scambio di battute tra la tredicenne protagonista e suo cugino, durante un’abituale partita di Tennis. È proprio l’incipit che rivela al lettore più attento un’importante chiave di lettura di tutta la storia. Infatti, di lì a poco la giovane Else riceverà un telegramma da parte della madre, la quale rimasta a Vienna, la avviserà dell’ennesimo debito contratto dal padre avvocato per appropriazione indebita, e le farà una richiesta che cambierà il corso della sua vacanza. Soltanto lei, infatti, pare essere in grado di salvare il destino della sua famiglia, anche se questo significherà vivere una disperata umiliazione.
Inizia così il viaggio all’interno delle emozioni della signorina Else, la quale si fa narratrice del suo stesso dolore. Il monologo interiore proposto da Schnitzler permetterà al lettore di essere trascinato dalla vicenda, di seguire le parole che una dopo l’altra popolano i pensieri della protagonista, in un vortice sempre più vertiginoso di emozioni contrastanti.
La lettera della madre, infatti, la inviterà a vendersi per ricevere l’aiuto del benestante signor Von Dorsday, scatenando in lei un dialogo inesauribile con la sua coscienza.
L’abilità dell’autore, in questo caso, non è soltanto la capacità di fondere con estrema precisione il flusso di coscienza, l’azione e i dialoghi in una intimità quasi unica nel suo genere, ma anche quello di riuscire a dar voce ai pensieri e alle emozioni di un’adolescente scaraventata con violenza nel mondo degli adulti, di fronte ad una società a tratti spietata. La sensibilità della descrizione di Schnitzler e la sua profonda attitudine per le sfaccettature dell’animo umano gli hanno permesso, poco tempo più tardi, di essere definito dallo stesso Freud, anche lui viennese, il suo “doppio” letterario. Lo stile si rivela estremamente semplice e diretto, il che non è del tutto scontato se si fa riferimento ad un’opera pubblicata nel 1924. La brevità delle frasi permette al testo di assumere un ritmo incalzante che guida gli avvenimenti dall’inizo alla fine. È proprio il ritmo, così come l’assenza di divisione in capitoli a rendere la novella di Schnitzler un testo da leggere tutto d’un fiato. In conclusione, altrettanto meravigliose sono le opere successive, tra le quali è possibile ricordare “Il doppio sogno” e “Il ritorno di Casanova”. Intanto, un’ottima traduzione dall’originale tedesca de “La signorina Else” è quella di Renata Colorni pubblicata da Adelphi. Una grande rivelazione: estremamente consigliato!