La dipendenza da gaming è una malattia riconosciuta, ma giocare molto non è sempre una cosa sbagliata


Il venerdì pomeriggio, dopo una stancante giornata di lavoro o di scuola, si torna a casa. Si cerca di rilassarsi e si cerca di emozionarsi.

C’è chi preferisce sedersi e guardare un film o una serie tv, ma c’è chi preferisce farlo con un videogioco: ci si siede sulla propria poltrona, ci si mette comodi e si accende il computer o la propria console preferita.

Per qualche ora ci si immerge in una nuova, eccitante storia, oppure si sfidano amici o perfetti sconosciuti, per testare le proprie capacità e i propri riflessi. Giocare ai videogiochi è diventato un hobby e una passione sempre per più persone. Se un tempo la fascia d’età dei videogiocatori era identificabile con giovani maschi adolescenti, ora le persone con in mano un controller sono le più variegate: non più identificabile da sesso ed età, si passa da padri e madri di famiglia che giocano per rilassarsi, a giovanissimi bambini che si intrattengono per ore. Anche alcuni anziani li utilizzano per mantenere attivo il cervello. Chiunque giochi è, alla fine, alla ricerca di una sola cosa: il divertimento.

I giochi, inoltre, si trovano in tutti i formati possibili e qualsiasi piattaforma che più
si desidera, addirittura alcuni sono a sfondo didattico, non solo per i più piccoli, ma anche per i più grandi. C’è chi del gaming ci fa una vera e propria vita: persone che giocano in soli o in squadra a tornei regionali o nazionali, con vincite anche fino a 5 milioni di dollari per i primi classificati.

C’è chi del gaming ne fa semplicemente il proprio hobby principale e c’è chi invece sfocia in una vera e propria dipendenza. Qual è la differenza fra una sana passione e una dipendenza distruttiva?Passare ore ed ore a giocare a videogiochi, che sia in solitaria o in compagnia, non significa necessariamente avere una dipendenza. Di sicuro trascorrere molto tempo davanti ad uno schermo può non essere positivo per la propria vista, ma studi scientifici hanno testato che, ad esempio, i giochi possono aiutare a sviluppare un pensiero tattico, che aiutano a combattere la depressione negli anziani, che possono creare per i bambini un momento di preziosa socializzazione fra di loro, essendo che il 65% di essi gioca con le tecnologie assieme ad altri bambini o persone e, in generale, aiutano lo sviluppo di abilità sociali fondamentali.

Si sfocia nella dipendenza quando l'attività prende il sopravvento sugli altri interessi o attività della vita e quando il gaming manifesta comportamenti negativi che non è possibile controllare, i quali portano a problemi nella vita personale, familiare e sociale, con impatti anche fisici: dai disturbi del sonno ai problemi alimentari. La dipendenza da gaming colpisce soprattutto giovani adolescenti ed è stata paragonata all’anoressia.

Per quanto la dipendenza da gaming sia stata inserita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità nella lista International Classification of Diseases, gli psicologi chiarificano che raramente si verificano casi di vera e propria dipendenza, quanto più di un abuso dettato dall’ambiente in cui l’individuo vive o dal rapporto coi genitori.