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La dignità contro il maltrattamento: la legge 455

Che parli la legge: «È punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque, intenzionalmente: maltratta un animale, lo trascura, lo sottopone inutilmente a sforzi eccessivi o lede in altro modo la sua dignità; uccide animali con crudeltà o per celia; organizza combattimenti fra o con animali, nei quali gli stessi vengono maltrattati o uccisi; durante lo svolgimento di esperimenti infligge dolori, sofferenze o lesioni a un animale, o lo pone in stato d'ansietà, senza che ciò sia indispensabile per conseguire lo scopo previsto; abbandona o lascia andare un animale che teneva in casa o nell'azienda, nell'intento di disfarsene».

Così recita la Legge federale del 16 dicembre 2005 sulla protezione animali, che molto si costruisce nel suo essere sul concetto di «dignità». Ma cosa significa questo termine quando parliamo di animali? Il concetto dopotutto non è così diverso rispetto a come lo intendiamo per noi esseri umani. La dignità è il valore intrinseco dell’animale, che va rispettato da chiunque, e si lede «se gli sono inflitti in particolare dolori, sofferenze o lesioni, se viene posto in stato d'ansietà o mortificato, o si pregiudicano le sue capacità, oppure se viene eccessivamente strumentalizzato». Da ciò è chiaro che il maltrattamento non si riferisce solo ad una violenza fisica, ma anche psicologica, che si riflette nella sua strumentalizzazione. Troppo spesso ci si dimentica che gli animali non sono oggetti con la facoltà di muoversi ma esseri viventi coscienti, senzienti, con una propria dignità, emotività, e con anch’essi l’inalienabile diritto alla felicità.

Prima di maltrattare pensate a come vi sentireste se qualcuno stesse calpestando così la vostra dignità.