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ESSERE UN PERSONAGGIO: RECITARE LA PARTE DI QUALCUN ALTRO PER AVERE UN RUOLO ALL’INTERNO DELLA SOCIETÀ ODIERNA

Nella vicina Italia, tra la metà del Cinquecento e la fine del Settecento, nasce e si sviluppa la «commedia dell’arte». Si tratta di un genere teatrale caratterizzato dalla presenza di attori che recitano liberamente e improvvisano dialoghi tra loro, senza lo studio di un testo preesistente. Alcuni dei personaggi sono «fissi», perché tornano in scena in molteplici spettacoli. Si riconoscono subito perché indossano una maschera inconfondibile e parlano il loro dialetto d’origine. Arlecchino, Balanzone, Brighella, Meneghino, Pantalone, Pulcinella e Tartaglia sono alcune delle maschere più famose della commedia dell’arte.

Nel primo Novecento è Pirandello a riprendere il concetto di maschera. Secondo l’autore siciliano, gli uomini non sono più persone, ovvero soggetti integri e coerenti, ma personaggi, in quanto costretti a recitare una parte all’interno della commedia sociale. Ogni uomo deve cioè indossare una maschera e recitare il ruolo che la società o i propri ideali astratti gli impongono (la parte di studente, marito, madre, docente, impiegato, dottore, ecc.). Tutti sono maschere o personaggi, perché tutti recitano una parte [Luperini, 2010].
Per questo motivo, nell’arte umoristica non ci sono più né persone né eroi, tipici dell’arte epica e della tragedia, ma solamente maschere o personaggi. Pirandello ritiene che la comicità faccia solo ridere, mentre l’umorismo sia una reazione più sofisticata, oscillante tra il riso e il pianto. Per spiegare la sua idea [L’umorismo, 1908], Pirandello porta l’esempio della «vecchia signora, coi capelli ritinti», «tutta goffamente imbellettata e parata di abiti giovanili». La signora, così sgargiante nel trucco e nei vestiti al fine di apparire più giovane della sua età, diventa la caricatura di sé stessa, ovvero una bizzarra maschera che desta subito un’irrefrenabile ilarità.
È l’«avvertimento del contrario» che fa scaturire il riso. In questo caso, il comportamento della vecchia signora, totalmente difforme alla sua età avanzata, crea umorismo perché la donna ha commesso l’imprudente vanità di indossare una maschera, tentando di calarsi in panni non suoi, senza però riuscirci.
A differenza della vecchia signora imbellettata, a seconda delle occasioni, chi non ha mai nascosto la propria vera identità dietro una maschera?
Buon carnevale a tutti.