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Michael Casanova, ex giocatore dell’FC Lugano si racconta tra calcio, radio e ... Blues Brothers!

Il tuo è un profilo insolito, parti dal calcio e arrivi a Radio3i. Come comincia la tua carriera sportiva?

«Ho iniziato a giocare a 12 anni e in realtà non mi piaceva il calcio. Andavo a vedere gli allenamenti di mio fratello e una volta è mancato un portiere, quindi mi sono aggregato alla sua squadra, cioè il Lugano. Da lì mi è piaciuto e ho cominciato ad allenarmi con i portieri. Nonostante ciò non mi piaceva fare le partite, mi piaceva solo allenarmi. È sempre stato strano, si capiva che non era proprio la mia pas- sione e infatti questo problema è saltato fuori nel corso degli anni. Poi sono diventato professionista, venivo convocato alle nazionali, ma le persone attorno a me ci credevano molto di più. Ad un certo punto non ce l’ho più fatta psicologicamente, c’erano troppi interessi in ballo e ho avuto tanti infortuni, quindi ho deciso di smettere».

Però eri professionista, quindi eri bravo, no?

«Dicevano che ero un bel talento, però, per per farti capire, mi è capitato di non voler andare a una convocazione della nazionale. Molti ragazzi non aspettano altro».

Quindi per te lo sport ha una connotazione negativa?

«No, rifarei tutto. Non penso al risultato finale, ma al percorso: gli allenamenti mi occupavano tempo dopo scuola, quindi non potevo uscire con gli amici o fumare sigarette, per dire. Questo ha aiutato molto il mio carattere e il mio stile di vita: lo sport veramente fa bene a livello fisico e mentale. Poi il mio ruolo era il portiere che ha molta pressione e questo mi ha aiutato molto, anche nel mio attuale lavoro. Per cui, no, lo sport non ha una connotazione negativa, anzi molto positiva. Semplicemente, non c’era la vera passione».

Poi passi a Radio3i in una posizione molto diversa. Magari ci si sarebbe aspettati un ruolo correlato allo sport ...

«Sono stato chiamato solo qualche volta come co-commentatore per Teleclub. Ho lasciato il calcio, tra molte opinioni contrarie, ma non per la radio, perché quella non era ancora arrivata. Ho lasciato per l’università. Però un’estate, essendo libero, l’ho passata tutta a Melide a giocare a pallavolo. In quello stesso periodo, Matteo Pelli era diventato direttore di Radio3i, la cui sede è proprio a Melide, e stava cercando una persona da affiancare a Maxi B per le domeniche sportive. Una sera è passato davanti al campo in cui giocavo e mi ha riconosciuto perché già mi conosceva per il calcio. Mi ha chiamato e mi ha chiesto se mi andasse di dire i risultati delle squadre. Sono partito così, poi con Maxi si è creato un bel rapporto al microfono, infatti è stato proprio lui a suggerire di farmi parlare di più. Quando si lanciava la musica facevamo belle chiaccherate e “Il Monolocale” di Maxi B con ospite Casanova è diventato “Blues Brothers”. Sembra che ci conosciamo da 50 anni, ma in realtà sono solo 6 anni. Siamo diversi perche c’è differenza di età, percorso e carattere, però c’è anche una botta di idee, forza ed energia che ci hanno permesso di fare molto come il Guinness World Record».

Che ruolo ha per te oggi lo sport?
«Importantissimo, in fondo anche solo far delle passeggiate cambia lo stato mentale. Mi piace fare sport, ma più per sfogarmi».