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Ripercorriamo alcune tappe fondamentali del rapporto tra l’uomo e lo Spazio attraverso le grandi stelle della scienza

Il rapporto tra l’essere umano e l’Universo è vecchio quasi quanto l’intera storia umana stessa, come una coppia di innamorati anziani che sono insieme da sempre, tanto ormai che gli anni passati insieme hanno superato di gran lunga quelli che ognuno dei due ha trascorso senza l’altro. Una storia d’amore strana, verrebbe da dire quasi perversa, nella quale uno dei due amanti è perdutamente innamorato dell’altro: lo cerca, lo desidera, lo ammira, lo divinizza; ma quest’ultimo quasi non si accorge della sua presenza, e si cela alla sua conoscenza, rendendo più misteriosa questa particolare relazione.

Ebbene l’amore dell’uomo per lo spazio è davvero una cotta giovanile, tanto che già le prime popolazioni agricole, che per prime abbandonavano il nomadismo, impararono osservando il cielo e le stelle a riconoscere – e di conseguenza a prevedere – il susseguirsi delle stagioni, ricavandone evidenti vantaggi per l’agricoltura. Gli egizi avevano già una conoscenza stagionale molto approfondita, costruendo un calendario precisissimo, che poco differisce da quello di uso corrente; ma non solo, essi avevano diviso il giorno in ventiquattro ore – di cui dodici diurne e dodici notturne – della durata di circa sessanta minuti l’una.

Un contributo fondamentale nell’astronomia è stato sicuramente dato dagli antichi greci. Infatti l’Universo fu oggetto di indagine da parte di numerosissimi filosofi – figure che in quel periodo erano equivalenti agli odierni scienziati - come Talete, Platone, Aristotele, o Tolomeo (quest’ultimo sicuramente il più importante per le scoperte cosmologiche). Il sistema geocentrico tolemaico, che spiegava nel dettaglio anche il movimento dei vari pianeti, è rimasto in voga fino alle osservazioni astronomiche condotte prima da Copernico e in seguito da Galilei. Questi ultimi furono tra i principali sostenitori della teoria eliocentrica del cosmo, in particolare Galileo mise a punto un telescopio all’avanguardia per l’epoca che gli permise di guardare il cielo come mai prima di allora. Le teorie galileiane non furono però ben digerite dalla Chiesa cattolica perché esse avevano la pretesa di scontrarsi con la visione biblica radicata al geocentrismo tolemaico.  Nello stesso secolo dello scienziato pisano, Newton scopriva la forza gravitazionale, la quale – circa cent’anni dopo - veniva applicata da Lagrange all’intero Universo, dimostrando una sorta di influenza reciproca nei movimenti tra i pianeti.

Ancora una volta la figura di un grande filosofo fu fondamentale, verso la metà del ‘700, nell’elaborazione di ipotesi sull’origine del sistema solare. Stiamo parlando di Immanuel Kant, il quale, avendo studiato approfonditamente la matematica e la fisica durante la sua vita, pensò che, da una nube di gas che girava su sé stessa, si fosse originato al centro il Sole e all’esterno qualcosa che chiamava «proto-pianeti», i quali poi, con la caduta su di essi di nubi e polveri, si sarebbero solidificati e trasformati negli attuali pianeti. Questa teoria ha la forza di spiegare la presenza dei pianeti gassosi ma non il motivo per cui queste nubi gassose si sarebbero aggregate. Tuttavia rimane valida.

Facendo un salto temporale, bisogna arrivare al ‘900 per incontrare uno dei più grandi scienziati della storia, Albert Einstein, che ha cambiato il modo stesso di approcciarsi alla scienza e ha rivoluzionato la fisica classica con la sua teoria della relatività. Lo scienziato tedesco elabora il tempo come un concetto relativo, che varia in base alla velocità dell’osservatore, ed inoltre la possibilità di curvatura dello spazio-tempo da parte della gravità dei corpi. Il suo contributo non si limita a questo, Einstein ha anche il merito di aver definito lo spazio come un’entità finita in continua espansione.

Sempre nel ‘900, precisamente nel 1931, è stato ipotizzato per la prima volta da Lemaitre, seguendo le ipotesi einsteiniane, il Big Bang, ovvero l’espansione dell’Universo a partire da un punto in seguito ad un’esplosione.

Se fino a questo punto il rapporto uomo-spazio era basato su osservazioni di scienziati «con i piedi per terra», negli anni ’60 andarono sviluppandosi i concorrenti programmi spaziali di USA e Russia che portarono non solo all’invio di sonde e satelliti artificiali, ma soprattutto allo sbarco dell’uomo nello Spazio, arrivando allo sbarco sulla Luna nel 1969.

Da allora le scoperte astronomiche sono state ancora moltissime e ci vorrebbe un’intera bibliografia per elencarle tutte nel dettaglio. Una delle ultime a cui possiamo accennare è la radiofotografia di un buco nero, entità cosmica la cui conoscenza è ancora molto oscura. Si è speculato molto anche sulla possibilità che vi sia vita extra-terrestre, e questa è una possibilità molto accreditata da parte degli scienziati moderni, i quali pensano che – grazie al nuovo telescopio spaziale Webb – possa essere dimostrata entro i prossimi vent’anni.