Rachele Alice BonalanzaRachele Alice Bonalanza profile image

Le mutilazioni genitali femminili vengono praticate ancora oggi e colpiscono sempre più bambine nel mondo

Avete mai riflettuto su alcuni dei vostri comportamenti, domandandovi perché li mettete in atto, da dove originano e se li avete volontariamente scelti? «Inconsapevoli siamo tutti vittime della nostra propria cultura»; questo è ciò che afferma Samah Gayed, insegnante del folklore egiziano e fondatrice dell’associazione a scopo benefico OneDance che sostiene l'istruzione in Egitto, la sua terra d’origine. Il 18 settembre all’Hotel Pestalozzi si è tenuta una conferenza interattiva per parlare delle mutilazioni genitali femminili, tradizione plurimillenaria, soprattutto in Egitto, largamente diffusa e praticata ancora oggi: l’OMS conta circa 125 milioni le donne attualmente mutilate. Si tratta di forme d’alterazioni (rimozione parziale o completa) della parte esteriore dei genitali femminili, senza alcun fine terapeutico, spesso usandostrumenti grezzi, quali forbici e coltelli, con poca attenzione all’igiene. Ma perché queste mutilazioni continuano, seppur dichiarate violazione dei diritti umani ed ormai riconosciute come la causa di conseguenti problemi fisici e psicologici? Samah ha individuato parecchie ragioni che spaziano da quelle estetiche e sessuali, a quelle sociali, religiose ed economiche, fin anche sanitarie. Si fa perché si crede che sia più igienico, quando in realtà si rischiano sterilità ed infiammazioni; si fa per calmare gli ormoni femminili e preservare la verginità prima del matrimonio, si fa per essere integrati, accettati dalla società, conformandosi al pensiero prevalente; si fa perché così si controllano le nascite e si dà lavoro; si fa per controllo sociale e potere sulle donne. La ragione cardine che accorpa tutte quelle elencate precedentemente, è quella culturale. Indicativo è il fatto che in arabo, questa attività viene chiamata con un termine che significa «purezza»; ciò sottolinea come la natura femminile viene vista intrinsecamente impura. Queste mutilazioni hanno origini plurimillenarie e sono talmente radicate nella cultura di alcuni popoli, che viene difficile sradicarle. Max Weber disse che «l’uomo è come un animale sospeso fra ragnatele di significati che egli stesso ha tessuto»; dove le ragnatele rappresentano la cultura. Durante la conferenza, Samah ha ricordato che «la cultura non è natura» e dunque può essere messa in discussione, cambiata, revisionata, soprattutto se distorta, proprio perché prodotta dall’essere umano stesso. Per la Gayed, la soluzione risiede nella dis-identificazione dai significati che abbiamo appreso dalla società. Il processo parte dall’osservazione, che porta alla consapevolezza, per arrivare infine ad un rinnovamento ed una scoperta dell’autenticità, ovvero della propria verità. Ciò può avvenire con l’incontro, lo scambio umano, la comunicazione, che mette a contatto diverse culture e diverse percezioni della realtà.

La vita è cambiamento; tutto ciò che è statico diventa un blocco in questo flusso di continuo divenire. Pertanto, Samah ci esorta a riflettere sulla società, ricordandoci che ciò che è radicato come tradizione non è per forza buono e può essere cambiato. Questo approccio è necessario per poter porre fine alle mutilazioni femminili del 21° secolo.