Rachele Alice BonalanzaRachele Alice Bonalanza profile image

Indossare un costume per vivere il proprio personaggio preferito in società

Chi l’ha detto che travestirsi è solo per bambini? Esiste una pratica storica di adulti che indossano costumi per impersonare personaggi di film, serie tv, libri, anime, cartoni animati, manga e videogame. Si tratta del Cosplay, termine portmanteau di “costume play” coniato nel 1984 in Giappone, che prevede travestimenti e giochi di ruolo amatoriali, praticati spesso in fan convention. La differenza sostanziale tra il Carnevale ed il Cosplay sta nel fatto che non ci si traveste perché è usanza di una festività, quanto piuttosto per rappresentare il proprio personaggio preferito in modo riconoscibile. Il focus è sul travestimento accurato e comporta grandi sforzi nel creare il costume perfetto, facendo uso di body paint, tatuaggi, parrucche, lenti e protesi. Inoltre, si adottano i gesti, linguaggi ed accenti della parte impersonata. Chiunque può diventare qualsiasi cosa, anche una persona del sesso opposto (pratica di cross-play).

Ma che senso ha tutto questo? Il Cosplay, tipico delle pratiche di fandom, comporta benefici psicologici e sociali. Infatti, il cosplayer può diventare chiunque, il personaggio del cuore, assumendone il carattere. Ciò aiuta ad affrontare traumi e difficoltà personali, a diventare più estroversi, superando i limiti intrinseci della propria personalità. Non solo ma, svolgendosi in contesti sociali, questa pratica socializzante crea un senso di comunità tra persone che condividono la stessa passione per un prodotto culturale. I vestiti che indossiamo hanno un effetto sulla nostra personalità, oltre a condizionare come gli altri ci percepiscono. Pertanto, pensate bene al vostro costume di Carnevale!