Rachele Alice BonalanzaRachele Alice Bonalanza profile image

Suzanne Suggs ci propone una soluzione per imparare ad essere più rispettosi del nostro pianeta terra.

Incontro la professoressa americana di social marketing all’USI; vicepresidente della Swiss School of Public Health e presidente della European Social Marketing Association, mi saluta con entusiasmo, pronta a raccontare.

Che cos’è il Social Marketing e come può contribuire alla sostenibilità?

Questa disciplina mira a cambiare il comportamento delle persone, creando le condizioni che beneficiano sia l’individuo che la società. Si basa sui principi del marketing commerciale ma ne fa un uso etico. È funzionale ad affrontare alcune delle difficoltà globali maggiori, osservando i comportamenti problematici ed indagando sulle loro cause prima di intervenire. Spesso è l’ambiente, le norme sociali e la cultura che sono colpevoli delle abitudini deleterie delle persone. Con questo approccio orientato al consumatore, gli individui riscoprono il valore aggiunto nel cambiare il comportamento. Oggi consumiamo troppo non perché vogliamo sempre di più ma perché siamo convinti dal marketing commerciale che abbiamo bisogno sempre di più per essere felici ed in salute. Il social marketing mira ad alleviare gli eccessi che quello commerciale produce.

Quali sono gli ostacoli che il Social Marketing deve affrontare?

Nel campo dell’ecologia, l’industria ed i governi dovrebbero mettere le persone per prime, senza per questo rinunciare a trarre profitto. Consideriamo il fashion, la seconda industria più inquinante del mondo. Il modello di business ci spinge ad essere alla moda ed a comprare continuamente per aumentare sempre più i profitti. Pensiamo alle stoffe, la plastica, e le chimiche usate nella sua produzione. La quantità d’acqua che una persona beve in 2 anni e mezzo di vita equivale a quella usata per creare una t-shirt. C’è poca consapevolezza e non sappiamo come comportarci diversamente. Con il social marketing possiamo spingere le aziende a fare business sia sostenibile che profittevole ed anche generare domanda di mercato per vestiti eco-friendly. I comportamenti che promuoviamo sono benefici all’individuo ma anche e soprattutto alla società.

Mi racconti del progetto Tap It Up.

Iniziato nel 2014, è un progetto di grande successo fatto da studenti all’USI e per studenti, con l’obiettivo di ridurre lo spreco d’acqua e la plastica. Lo scopo era di passare dall’uso della bottiglietta PET, comoda e socialmente accettata, all’acqua di rubinetto, sicura e buona in Svizzera. Era importante aumentare la coscienza dell’impatto ambientale negativo: il 90% dell’acqua usata per produrre la bottiglia va nel contenitore, nell’etichetta e nel tappo. Con i fondi della Swiss Academy of Arts and Science e con l’aiuto di Lugano Turismo, SINC e Città di Lugano, abbiamo ‘targetizzato’ studenti e staff e poi anche abitanti e turisti. Abbiamo venduto la bottiglietta Gobi, personalizzabile, BPA-free e prodotta in Francia, da riempire e riutilizzare, e creato l’app ‘Water Way’ che trova e ti indirizza alle fontane più vicine a te. Abbiamo reso il bere acqua del rubinetto divertente, popolare e facile con risultati evidenti e duraturi per la sostenibilità, riconosciutici anche dall’AIL che ci ha poi incluso in altri progetti.