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Mettere in pausa l’università per aiutare i Rom. Davide: “È come vivere cinque vite nell’arco di un anno”

Un biglietto di sola andata dalla Sardegna a Jelsava, regione di Banska Bystrica, in Slovacchia. È la storia di Davide Madeddu, laureato alla triennale in Lettere che come tanti altri studenti d’Europa ha deciso di dedicare un anno della propria vita al volontariato. In questo caso, con una delle etnie più bistrattate d’Europa, i Rom.

Davide, com’è partito tutto? E cosa ti ha spinto a scegliere i Rom?
Avevo voglia di partire per fare un’esperienza lontano da casa legata all’ambito del sociale. Navigando sul web ho trovato il progetto SVE (Servizio di volontariato europeo). Grazie all’associazione Joint di Milano ho mandato la mia candidatura, il mio curriculum, una lettera motivazionale e ho svolto diversi colloqui successivi. Prima di partire per la Slovacchia avevo già lavorato un mese in Grecia nei campi profughi. Ero con bambini sfuggiti dalla guerra in Siria e diciamo che volevo vivere un’esperienza emotiva forte come quella, ma dilatarla in un periodo di tempo più lungo. Volevo vivere uno shock culturale, e meglio dei Rom non può dartelo nessuno.

Arrivato a Jelsava quali sono state le tue prime impressioni?
Vivono in condizioni estremamente povere in case che gli sono state assegnate dal comune o che sono state acquistate dalle società limitrofe per mandarli via, creando una serie di problemi mostruosi. Contrariamente a quanto si possa pensare i Rom non sono coesi. Se mescoli dei gruppi familiari che non si conoscevano prima potrebbero scannarsi senza problemi. Un aspetto forte della loro cultura è la gerarchia familiare: in testa c’è la nonna, individuo saggio e esperto della vita. Lei comanda, almeno nominalmente poi in realtà ci sono tante violenze familiari. Per loro la forza e la violenza, infatti, sono elementi che garantiscono la leadership. Questo elemento poi lo ritrovi anche nel microcosmo dei bambini che determinano la gerarchia tra di loro con la violenza.

Ci è voluto tanto tempo per costruire un rapporto con loro?
I rapporti li hai da subito. Sono molto diretti, ti prendono in giro senza avere nessun tipo di confidenza, per loro è normalissimo. Ragionano al contrario: se non stai allo scherzo sei tu in errore. Tuttavia, questo non vuol dire che cerchino di integrarti. Al contrario, appartengono a una cultura estremamente ermetica, non fanno entrare né uscire niente. La prima domanda che mi è stata rivolta da uno di loro è se io fossi un Rom o un gagé (termine utilizzato per intendere il resto del mondo). E questo la dice lunga sulla divisione della realtà e dei gruppi sociali che la compongono.

Com’era la tua giornata tipo?
Durante il periodo scolastico la mattina insegnavo inglese e teatro a 5 classi. Con una di queste abbiamo vinto il terzo premio nazionale di teatro, sono stati bravissimi. Il pomeriggio io e altri volontari internazionali stavamo al centro fondato dall’organizzazione YMCA Revúca e facevamo diverse attività con bambini e adolescenti. Il responsabile, Miro, è slovacco e ha dedicato la sua vita per queste persone. Per me è una fonte d'ispirazione costante.

Ora che sei tornato a casa cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Per me sono belle anche tutte queste cose “negative”, era lo shock culturale che volevo.
Anche se all’inizio sei costellato da pensieri negativi su tutto e tutti, scopri tante cose su te stesso. Dopo 5 mesi in qualche modo ce li siamo conquistati e da quel momento siamo diventati una cosa unica. Per lo spettacolo di teatro non solo hanno studiato le loro parti ma hanno anche pubblicizzato l’evento porta a porta, son stati davvero adorabili.

Come ti senti lontano da loro?
Mi mancano molto, il primo periodo qua mi sentivo fuori dal mondo.
Ad agosto voglio tornare, per forza. Mi sento un po’ padre di molti di loro, che non hanno grandi figure paterne.

Perché consigli di partire?
Lo consiglio perché vivi 5 vite nell’arco di un anno. Esci cambiato, bombardato di relazioni umane.
Un consiglio che mi sento di dare è di valutare bene l’offerta dei progetti prima di scegliere a quale partecipare perché, a mio parere, alcuni sono meno validi di altri. Consiglio di farlo il piu lungo possibile, in un mese o due non fai in tempo ad ambientarti e a trovare i lati positivi di un’esperienza come questa. Ho capito come gestirmi a livello di pazienza e tolleranza. Ho imparato a gestire un gruppo di persone e ho capito che gestiamo male il nostro tempo, si possono fare tante cose ma siamo pigri o non crediamo in noi stessi. Io avevo tutte le condizioni contro, però ci ho creduto e l’ho realizzato.