Amedeo GaspariniAmedeo Gasparini profile image

Signor Rocca, come e quando ha deciso di diventare giornalista?

Stavo facendo un dottorato in Storia negli Stati Uniti: all’epoca ero molto interessato al giornalismo. Iniziai a scrivere delle recensioni di libri ed in seguito sono diventato redattore a Washington.

Come ricorda i suoi studi ad Harvard?

Mio padre ha studiato lì: è un’università molto conosciuta e quindi avevo il desiderio di studiarci per la storia dell’università, la varietà di studi, le risorse e i tanti personaggi che s’incontrano.

Lei è anche corrispondente del Vaticano: cosa l’ha colpita di più della Santa Sede?

Di solito noi americani – a parte quando siamo in guerra – non prestiamo attenzione all’estero, però direi che il Vaticano è un tema di grande interesse. Penso che il Vaticano sia il tema più interessante per gli USA, però per gli americani il Papa è sempre il Papa.

Come valuta le scuole di giornalismo?

In America le scuole di giornalismo non giocano un ruolo così importante come qua, nel senso che il giornalismo è una cosa che la impari facendo. Molti fanno la laurea in Comunicazione, però non è necessario. Se mi chiedi un consiglio per i giovani, direi loro di studiare e di specializzarsi su altro (ad esempio l’economia, ma anche religione …), ma tuttavia, lavorare per un giornale universitario, fare giornalismo, scrivere articoli è un’esperienza più importante.

Molti quotidiani americani hanno dei siti web non gratis, non free …

Sarebbe bello non avere il firewall – così tutti possono leggere i nostri articoli – ma alla fine preferiamo essere pagati. Il WSJ è stato uno dei primi, sin dall’inizio, a mettere il paywall. NYT ha cominciato nel ‘95, anche se il web era una novità per tutti … Anche negli Stati Uniti la pubblicità è crollata: in quindici anni si è ridotta a un decimo di quello che era. Il nostro giornale, come altri, sta puntando sugli abbonati: vendere il prodotto di qualità. E la gente è disposta a pagare per avere un prodotto di qualità.

Come è visto il fenomeno dei freelance negli Stati Uniti?

Ci sono molti che decidono di essere freelance: è una carriera molto invidiabile se uno riesce a guadagnare. Io ho fatto il freelance per dodici anni: mi sono divertito moltissimo. Ti dà molta libertà, ma i problemi sono due: la precarietà della cosa (perché non sai quanto guadagnerai) e poi quando c’è il lavoro lo devi accettare.

Quali erano le sue aspettative prima di venire in Italia? Cosa si aspettava dall’Italia?

All’inizio sono venuto per motivi personali: mio padre è di origine italiana e qui mi sono sposato con un’italiana. Ho fatto anche degli studi in Spagna e sapevo che qui c’erano queste differenze tra Nord e Sud, eccetera, ma sono ancora più grandi rispetto a quello che pensavo. Il giornalismo italiano è un molto di élite. Il giornalismo anglosassone è più chiaro: n un giornale italiano anche la cronaca sembra barocca. Il linguaggio è bello, ma è molto frustrante, perché quando leggiamo un giornale – e non una poesia – vogliamo sapere i dati importanti all’inizio.