Antonio Paolillo Antonio Paolillo  profile image

Quello dei tattoo è un mondo in continua espansione ed evoluzione, da sempre legato ad una dualità di valutazione a riguardo. Da un lato è visto ancora come un tabù, infatti in molte situazioni lavorative bisogna tenerli coperti o, addirittura, non è possibile possederne (esercito, alcuni ambiti medici, lavori all’interno di cucine, ecc..); dall’altro, invece, il tatuaggio da elemento di differenziazione sta diventando un elemento di massificazione, quasi come se oggi andasse di moda il non essere tatuati piuttosto che il contrario. Andando un po' indietro nella storia, sappiamo che legionari, guerrieri, nobili, re, imperatori si tatuavano per segnalare l’appartenenza al proprio rango, alcuni fra i primi cristiani e i turchi si tatuavano simboli religiosi. Venivano invece tatuati (marchiati) per infamia, i disertori, i prigionieri e gli schiavi. Il tatuaggio si diffuse nell’ottocento principalmente tra i marinai, i quali erano spesso delinquenti e contrabbandieri. Furono le carceri uno dei luoghi più importanti di diffusione della pratica del tatuarsi e del tatuare, perché i compagni di cella si scambiavano queste tecniche, ed è principalmente per questo motivo che il tatuaggio è stato considerato per lungo tempo un tabù, spesso simbolo di una passata reclusione. Al giorno d’oggi il tatuaggio viene considerato un elemento di bellezza estetica, quasi fosse un gadget, o una sorta di make up, e spesso è sottovalutata l’importantissima questione della sua permanenza.
La persona tatuata è ai suoi occhi, e spesso anche agli occhi degli altri, una persona diversa in quanto ha un elemento sul proprio corpo che la differenzia e, in senso lato, la rende unica. Questa unicità è data dal fatto che ogni tatuaggio è, anche maniera minima, diverso da tutti gli altri, dal fatto che la persona sceglie da sé ciò che si tatuerà, e dal fatto che il tatuatore lo disegni apposta per il suo cliente. Molta gente giustifica la sua scelta dicendo che il tatuarsi è un modo per portare sempre con sé persone, luoghi, emozioni o messaggi che vorrebbero mai dimenticare. Ma per questo scopo basterebbe una “scatola dei ricordi” colma di fotografie, cartoline, lettere. Quindi, forse la verità è che alla base del tatuaggio ci sia sempre lo scopo di rendersi diversi dalle altre persone. Ovviamente non c’è nulla di male nel farlo, una delle libertà fondamentali è proprio quella della libertà di espressione, e potremmo considerare il tatuarsi come parte di questa. Ciò che è necessario chiedersi, però, è innanzi tutto ci sia consapevolezza del fatto che il tatuaggio richiede una scelta convinta in quanto si tratta di un qualcosa di indelebile, o molto difficilmente cancellabile. Ho posto queste domande al giovane e talentuoso tatuatore Giuseppe Dileo, che nel suo Hard Color Tatto Studio ha impresso la sua firma su numerose persone. “Molte volte la gente si comporta da irresponsabile – dice – perché, nonostante sia consapevole dei rischi che incorrono nel tatuarsi (ad esempio il fatto che con il tempo il tattoo possa non essere più di suo gradimento, o che ciò che rappresenta il proprio tatuaggio non sia più così importante) si ostinano a farlo ugualmente perché in quel momento, un po' per istinto e un po' per moda, vogliono farlo. Mi capita spesso infatti di coprire vecchi tatuaggi, e la pratica della rimozione dei tattoo tramite laser sta prendendo sempre più piede”. Continua dicendo: “Il troppo stroppia, ed estremizzare troppo le cose potrebbe spingerti a smettere di apprezzarle. Nonostante io sia un amante, per ovvi motivi, dei tattoo, vorrei che le persone siano più consapevoli del fatto che il tatuaggio sia indelebile, e se si commette l’errore di strafare incoscientemente ci si potrebbe pentire amaramente”. Ogni persona dovrebbe sentirsi libera di potersi tatuare e di rispettare il proprio canone estetico. Il tatuaggio, inoltre, non si vede perché dovrebbe compromettere il ruolo all’interno della società di chi ne ha uno (non compromette in alcun modo l’abilità di operare di un medico, o la capacità retorica di un avvocato). Come ogni decisione importante, però, quella di tatuarsi va presa con molta meditazione perché, per quanto possa essere un magnifico modo per rendersi (in un certo senso) diversi dagli altri, potrebbe essere soggetta a grossi ripensamenti che non sempre hanno una via di soluzione.