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Patrick Gagliardini insegna Econometria alla facoltà di scienze economiche di Lugano, della quale ne è il decano. Vanta un curriculum vitae non indifferente ed ha cominciato la sua carriera di successo all’interno della USI nel 2006. In vista del suo notevole profilo e della sua decennale esperienza all’interno di questa università, gli ho rivolto tre domande per conoscere meglio quali sono le prospettive della facoltà nei prossimi anni, e quali possono essere i problemi che intercorrono in una macchina apparentemente perfetta come la USI.

Da un’analisi dei dati risulta che a partire dall'anno accademico 2010/11 fino al 2015/16 il numero di iscritti alla facoltà di scienze economiche ha sempre superato i 1000 studenti. Quest'anno invece è sceso a 934, al di sotto di quello dell'anno 2009/10. A cosa è dovuto secondo lei questo lieve calo? È un dato che vi preoccupa?

  • Il lieve calo nel numero di studenti della facoltà si spiega con una diminuzione, in atto da alcuni anni, degli studenti in provenienza dall’Italia e da paesi terzi. Per quanto concerne quest’ultima, essa può essere messa in relazione con gli effetti del voto sull’iniziativa del 9 febbraio 2014 e dell’apprezzamento del Franco svizzero. L’affluenza di studenti dalla vicina Italia dipende anche da situazioni contingenti generalmente di natura economica. Recentemente a livello di università abbiamo anche promosso una politica di innalzamento della qualità nelle competenze linguistiche. Questi dati meritano certamente attenzione. La facoltà di scienze economiche rimane comunque la facoltà in USI con il numero maggiore di studenti. Così come l’USI nel complesso, stiamo lavorando allo scopo di migliorare ulteriormente la nostra offerta didattica, ad esempio con il disegno di programmi di specializzazione (master) che abbracciano tematiche emergenti e di interesse per il mercato del lavoro. Stiamo inoltre dedicando maggiore attenzione alla promozione dei nostri programmi. I primi segnali per quest’anno suggeriscono che gli effetti descritti abbiano perso la loro intensità almeno parzialmente. Ci aspettiamo un miglioramento. I dati delle nostre indagini regolari sulla soddisfazione di studenti e laureati dimostrano un buon tasso di soddisfazione rispetto alla nostra offerta.

Quali sono secondo lei i tre punti forti della facoltà? Quali, invece, i tre punti deboli?

  • Tra i punti di forza della facoltà di scienze economiche dell’USI, in un confronto con facoltà simili di altri atenei, abbiamo l’eccellente rapporto tra numero di studenti e numero di docenti (taux d’encadrement). Questo rende possibile un’interazione intensa tra chi apprende e chi insegna già a partire dai corsi dai primi anni. I professori della facoltà sono impegnati nell’insegnamento a partire dal bachelor, fino al master e nei corsi di programmi avanzati come il dottorato. Un secondo punto di forza della facoltà risiede nella qualità della ricerca scientifica svolta dai suoi membri (professori, ricercatori, dottorandi). Diversi di essi pubblicano regolarmente i risultati dei loro lavori nelle più prestigiose riviste scientifiche, e sono membri riconosciuti della comunità internazionale nel loro campo. In terzo luogo, vorrei menzionare che diverse tematiche di studio e ricerca della facoltà sono di rilevanza primaria per la società e per il territorio, si pensi ad esempio a temi come l’economia della sanità e dell’invecchiamento della popolazione, l’organizzazione aziendale e le imprese familiari (su questo tema ospiteremo in USI il Global STEP summit 2017 il prossimo novembre), i temi della piazza finanziaria. La dimensione ridotta della facoltà, altrimenti il nostro punto forte assieme alla dinamicità, comporta naturalmente anche degli aspetti di minore competitività. Ad esempio, i programmi di insegnamento hanno necessariamente un’offerta di percorsi a scelta minore rispetto a quelli di realtà più grandi. Inoltre, dobbiamo lavorare per raggiungere una maggiore visibilità della facoltà nel suo complesso, anche in ottica locale e sul territorio. Quest’ultima è una sfida non semplice ma interessante, se combinata con le dimensioni ridotte e gli obiettivi di eccellenza nella ricerca che ci poniamo.****

Progetti futuri?

  • Tra i progetti futuri, ci proponiamo l’apertura a nuove frontiere della didattica, sostenute dalle nuove tecnologie e con modalità innovative. Miriamo inoltre a mantenere la qualità eccellente della nostra ricerca scientifica. Relativamente ai punti sollevati nella domanda precedente, puntiamo anche ad acquisire maggiore visibilità, sia nel panorama accademico internazionale (ad esempio con programmi accreditati e presenti nelle classifiche di settore), sia a livello locale.