Amedeo GaspariniAmedeo Gasparini profile image

Una posizione di prestigio: quella privilegiata coffa (e ponte di comando) dell’ammiraglia del mare mediatico-giornalistico italiano; sempre in preda alla spietata burrasca del Belpaese che non trova pace. Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera, sarà a Lugano mercoledì 3 ottobre 2018 alle 18:00, presso l’Aula A11 dell’Università della Svizzera Italiana a presentare il suo nuovo libro “Un paese senza leader”: più che un titolo, la diagnosi dello stivale zoppo, tra sfaldamento di partiti ed erosione della classe dirigente.

Successore di Ostellino, Stille, Folli, Mieli e de Bortoli, Luciano Fontana è al vertice di Via Solferino dal primo maggio 2015: corrispondente dell’ANSA da Frosinone in gioventù, nell’86 è praticante a l’Unità. Undici anni dopo è all’ufficio centrale del giornale fondato da Torelli-Viollier. Vicedirettore del Corriere dal 2003 (Condirettore dal 2009), nel 2018 il suo saggio di esordio come scrittore: dopo anni nel cuore della redazione ha capito, studiato e narrato “storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi”, tanto da radunare il caos politico in un nuovo libro. Con “Un paese senza leader”, Luciano Fontana cerca di trarre il filo logico, dello sfaldamento dei partiti, dell’ultra-personalizzazione di ciò che rimane dei medesimi, del tramonto della Prima Repubblica (‘46-‘94), della stagnazione della Seconda (‘94-2017) e dell’inizio (?) di una Terza, tra retroscena, giochini e sgambetti di una classe politica paradossale. Dalla “pulsione autodistruttiva della sinistra italiana” al Cav (“c’è sempre un sogno da vendere”), da Renzi (“governare, da numero uno, è la sua unica aspirazione”) a Salvini (“circola la leggenda che sia stato un assiduo frequentatore del centro sociale (…) della sinistra”), fino al Movimento 5 Stelle, nato dalle ceneri del V-Day: tra Di Maio, Grillo, Casaleggio Sr & Jr.

E la copertina del libro edito da Longanesi dice già tutto: Emilio Giannelli (semplicemente noto per tutta la penisola come “Giannelli”) ritrae – col suo tratto distintivo: più dolce di quello del fu Vincino, e meno aggressivo di quello di Forattini – l’intero establishment ingabbiato e al sicuro in una carrozza d’oro zecchino, trainata da nobili equini con coccarde tricolore in testa. Loro, impauriti dalla profondità del burrone in cui sono prossimi a cadere, avvertono il potenziale pericolo della caduta. Così come l’avverte il cocchiere: un Sergio Mattarella preoccupato che regge le briglie del carrozzone. Il carrozzone che trasporta la classe politica del pre-4 marzo 2018, giorno delle cosiddette “elezioni terremoto” (anche se “elezioni terremoto” è un binomio che ricorre almeno dal ‘79). Un Renzi con madama Boschi al fianco, un Berlusca gagliardo col barboncino Dudù, il reparto di sinistra (Prodi, D’Alema e Bersani), un Salvini barbuto che scruta l’orizzonte e un Grillo-outsider sopra il lussuoso landò con tettuccio.

Dal 4 marzo è cambiato molto, a partire dal fatto che il partito del comico genovese è entrato pienamente nel Palazzo e governa col partito del fu Sole delle Alpi in un esecutivo à trois: Conte, Salvini e Di Maio. Ad ogni modo, comunque la si giri, l’impressione è sempre la stessa: show will go on!

Foto: Massimo Zingardi