Luca CalderaraLuca Calderara profile image

Questo il tema della ricerca di Virginia Gianinazzi, dottoranda in Finanza, che ci ha spiegato di cosa si tratti.

Il mercato finanziario ha una grande importanza per l’economia reale: ciò che accade nel primo ecosistema può infatti avere considerevoli risvolti per il secondo. È il caso per esempio del quantitative easing: l’intervento di una banca centrale sul sistema finanziario ed economico di un Paese tramite l’acquisto di grosse quantità di titoli finanziari. Proviamo a spiegarci meglio: le banche centrali agiscono di norma sull’economia di un Paese tramite i tassi di interesse; quando ciò non è possibile perché i tassi hanno ormai raggiunto lo zero la banca è costretta a ricorrere a strumenti alternativi, ossia ad adottare una cosiddetta politica monetaria non convenzionale – come appunto il quantitative easing. Il primo Paese ad adottare questa politica è stato il Giappone: per contrastare l’inflazione che colpì l’economia nipponica a cavallo tra gli Anni Novanta e gli Anni Duemila infatti, la Banca del Giappone iniziò ad acquistare molti titoli di stato.

Quanto accaduto in Giappone è oggetto della ricerca di Virginia Gianinazzi – da noi intervistata – e Andrea Barbon, entrambi dottorandi presso lo Swiss Finance Institute (SFI) di Lugano. Il loro paper – già disponibile online: scaricatelo! – riguarda più precisamente le azioni di quantitative easing della Banca del Giappone sul mercato dell’equity. Infatti, la banca centrale nipponica non si limita solo ad acquistare molti titoli di stato: agisce anche comprando (indirettamente tramite ETF, Exchange Traded Funds) le azioni delle compagnie quotate nel Paese, con lo scopo di sostenere le aziende nipponiche – e di conseguenza l’economia locale. I due dottorandi si focalizzano sulle conseguenze di questa particolare politica – del tutto innovativa rispetto ai tradizionali interventi di quantitative easing – cercando di comprendere come reagiscano i prezzi delle compagnie a questo intervento.
I risultati? Gli acquisti della banca centrale giapponese hanno avuto un effetto positivo e duraturo sui prezzi, che hanno raggiunto e mantenuto livelli più alti. L’effetto è tuttavia eterogeneo: infatti, dal momento che la Banca del Giappone ha comprato più titoli di certe compagnie piuttosto che di altre – in proporzione al peso che le varie aziende hanno nei due indici principali del Paese – i prezzi di alcune aziende sono cresciuti in misura maggiore. Ciò introduce una distorsione rispetto al valore di mercato delle compagnie e potrebbe essere l’effetto collaterale di questa politica monetaria non convenzionale.
Lo scopo della ricerca? Osservare come il mercato ha reagito agli annunci di questi interventi da parte della Banca del Giappone consente di comprendere come il mercato reagirà una volta che la banca centrale interromperà questa politica. Paragonando l’economia a una grande ruota ferma: se la banca centrale avesse dato una prima spinta e la ruota fosse in seguito ripartita da sola, essa continuerà a girare anche qualora l’impulso venisse meno; tuttavia, se la ruota gira solo grazie alla spinta della banca centrale, qualora questa mancasse il meccanismo si fermerebbe nuovamente. La politica di una banca centrale deve chiaramente essere fatta con cognizione di causa: pertanto, ricerche come quella di Gianinazzi e Barbon consentono di comprendere cosa aspettarsi di modo da poter guidare simili interventi futuri. Non solo: il prossimo obiettivo della ricerca dei due dottorandi è quello di capire se questi interventi abbiano avuto degli effetti anche sull’economia reale, ossia se per esempio abbiano portato le compagnie ad assumere nuovi dipendenti o aumentare gli investimenti.

La ricerca di Virginia Gianinazzi e Andrea Barbon è già stata presentata tramite una poster session durante l’importante conferenza organizzata a Filadelfia dall’American Finance Association e dall’American Economic Association. È durante questo evento che ogni anno ha luogo il job market accademico, nel quale si determina il futuro dei candidati al Dottorato in Economia e Finanza alla fine del percorso di studi.