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Secondo lei gli esami sono un diritto o un dovere degli studenti? Se non ci fossero bisognerebbe inventarli?
Credo che gli esami rispondano essenzialmente a due esigenze: fornire un incentivo allo studente, dato che pochi si impegnerebbero se non vi fosse la carota del bel voto e il bastone della (possibile) bocciatura; tutelare l’immagine dell’istituzione universitaria, il cui prestigio è mantenuto alto dalla qualità dei suoi laureati.

Potremmo vedere la valutazione come una selezione artificiale delle persone in una società. Esiste un qualche nesso politico nell’istituzione degli esami?
Solo in parte. Le università aiutano a definire gerarchie, ma al tempo stesso il sistema formativo è ben poca cosa dinanzi alla vera struttura di una società che cambia spesso sulla base di iniziative che ben poco hanno a che fare con l’università e le sue logiche.
Secondo Robert Nozick, l´avversione degli intellettuali nei riguardi del mercato deriva proprio dal fatto che l’economia libera non riconosce e non riproduce le graduatorie “uscite dagli esami”. E gli intellettuali sono “primi della classe” che non hanno avuto il successo economico del compagno di classe: modesto nelle interrogazioni, ma alla fine capace ad aprire una fabbrichetta che fa utili…

Quanto un esame fornisce una valutazione utile ai fini dello sviluppo di un profilo lavorativo? Può un voto indicare con precisione le capacità di uno studente?
Un voto dice poco. Nell’insieme, i voti conseguiti da uno studente definiscono un percorso di studi: ci sono dunque studenti molto coscienziosi (e dotati di una notevole memoria) con bellissimi voti, e altri che invece hanno apprezzato solo alcune materie ed escono con una media finale scarsa. Ma talvolta sono i secondi a riuscire meglio nella vita.

Essendo lei un docente universitario, nel suo metodo di valutazione rientra solo la preparazione dello studente durante la seduta d’esame? Se si, perché? Se no, quali ed in che percentuale (orientativamente) sono le altre cose che tiene in conto?
Si valuta l’esame e, nei limiti del possibile, anche le interazioni che si sono avute durante il corso. Detto questo, ci sono studenti timidi ed estroversi. Alla fine, l’esame orale è una performance: con tutti i pregi e i limiti della cosa.

“Una vita senza esami non vale la pena di essere vissuta” diceva Socrate. Lei ritiene che gli esami, sempre parlando di quelli scolastici ed universitari, siano così necessari nella vita di un uomo? Potrebbero un giorno essere sostituiti da altri metodi di valutazione più efficaci?
Esporsi al giudizio è necessario. Bisogna sapere accettare il peso della prova, la possibilità del fallimento, e infine il carattere relativo del successo. Ma l’esame va preso per quello che è: un modo (imperfetto) di provare a valutare i progressi, al fine di favorire una crescita della conoscenza. Non va demonizzato e neppure mitizzato. E non si deve nemmeno escludere che presto si possa arrivare a valorizzare altre forme di valutazione e giudizio.