Amedeo GaspariniAmedeo Gasparini profile image

«Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare», così diceva Andy Warhol del nostro pianeta. Scultore, regista, pittore: chi non ha in mente le scatole di latta dei pomodori Campbell’s, dipinti in trentadue esemplari nella tela cinquanta per quaranta centimetri? Quei pomodori che oggi tutti vogliono ancora più bio, ancora più green (si noti l’involontario ossimoro), ancora più eco-friendly. Sì, perché il “bio” è diventato una mania, legata a doppio filo alla sostenibilità. E quando si parla di sostenibilità, energia e servizi alla persona – derivanti dalla celebrata terra di Warhol – in Ticino viene in mente immediatamente il colosso siglato in lettere nere.

Da sempre AIL (Aziende Industriali di Lugano, distributore ticinese di acqua, luce e gas) è a contatto col territorio rosso e blu: quante volte abbiamo visto in giro per Lugano i punti della nota azienda, come delle piccole edicole o la cabina telefonica? Operante dal Monteceneri sino alla frontiera di Chiasso, ha investito molto nell’energia rinnovabile. Non di secondaria importanza – vista la mole dell’azienda e della clientela che serve giornalmente da tanti anni – AIL deve stare anche attenta alle perdite dei tre elementi che fornisce: è un attimo una fuga di gas, o la rottura di un tubo dell’acqua. Mantenere un colosso del genere sparpagliato in metà del Cantone ha i suoi costi, ma nonostante questo, nei suoi tentativi sostenibilità, l’azienda continua ad aumentare la produzione energetica, anche con impianti fotovoltaici. Importanti sono anche gli investimenti che AIL opera ogni anno per nuovi impianti: costosi e ingombranti e quindi con costi da ammortizzare per garantire un buon profitto e un grande sorriso all’ambiente.

La prima cosa che colpisce quando si legge il rapporto delle prestazioni dell’AIL, oltre che la precisione e la garanzia di un servizio efficiente, è l’essenziale in pillole, simpatica paginetta colorata all’inizio del fascicoletto. Una cifra d’affari di 307 milioni di franchi, 368 collaboratori, 112'000 clienti serviti ha investimenti operativi per quarantatré milioni di franchi. Una percentuale che può vantare – e che interessa gli ecologisti, ma non solo – è quel sessantaquattro per cento di quota di energia elettrica rinnovabile, assieme al sessanta per cento circa di volume di rifiuti riciclati. Venendo nello specifico, sono 13.8 i milioni di metri cubi di acqua potabile erogata, 7.1 quella industriale. Un milione di Megawatt/ora circa di energia elettrica erogata, quindi 11’7000 MWh di energia termica; ed infine un altro milioncino di MWh di gas erogato.

Nello specifico, per quello che riguarda l’energia elettrica, sul rapporto delle prestazioni del 2017 (ne arriverà a breve uno analogo con i dati del 2018) viene spiegato come essa venga usata: «all’ingrosso sui mercati internazionali (…), dagli impianti di nostra proprietà (…), dai piccoli produttori indipendenti presenti sul territorio (in prevalenza impianti fotovoltaici).» D’altra parte, i “pallini gialli” del simbolo dell’Azienda, ovvero il gas rigorosamente “naturale” – e chi non aggiungerebbe quell’aggettivo molto eco friendly? – «proviene dalla rete italiana alla quale siamo collegati tramite il gasdotto ad alta pressione (…) Viene acquistato in parte dalla ENI SpA» – il colosso dallo sfondo giallo e il cane nero a sei zampe che si alita una fiammata in direzione della sua stessa coda – «tramite un contratto a medio-lungo termine e in parte sul mercato italiano all’ingrosso. La rete italiana è a sua volta collegata alla rete europea: un terzo del gas proviene da giacimenti in Italia» – e di fatti ENI è la prima azienda italiana a livello di fatturato – «mentre i restanti due terzi dal Nord Europa, dalla Russia e dal Nord Africa.» In ultimo, per quello che concerne l’acqua potabile, AIL stima che il consumo elvetico dell’acqua da rubinetto era di 299 L/giorno nel 2016, mentre «per il 2017, abbiamo registrato un consumo superiore» pari a 380 L/giorno (che forse abbiamo preso il vizio di farci il bagnetto tutte le sere?).

Poi la promessa che ogni azienda che ha a che fare con la fornitura dei servizi basici delle mura domestiche deve fare: «Ci impegniamo a ridurre i consumi legati allo svolgimento delle nostre attività, come il consumo energetico dei nostri stabili, il consumo di carta e la produzione di rifiuti.» Non solo: «Forniamo inoltre incentivi per l’acquisto di veicoli privati efficienti da parte dei nostri collaboratori. Le emissioni di CO2 che non siamo in grado di abbattere tramite misure interne vengono compensate con il finanziamento di progetti per la riduzione dell’impatto ambientale in paesi in via di sviluppo.» I quali – e spesso lo dimentichiamo – fanno parte di quella “più bella forma d’arte” warholiana.